martedì 12 agosto 2014

L'ANALISI - CON TAVECCHIO PRESIDENTE REGNERA' LO STATUS QUO

Il mio pezzo sull'elezione di Tavecchio uscito su Betting magazine.
Nel numero dello scorso 29 luglio avevo dedicato una riflessione sul caso Tavecchio e sull’imminente elezione del nuovo presidente della FIGC. Ricordando l’efficace titolo di un libro di successo del collega americano Freedman, “Ammazziamo il Gattopardo”, mi ero permesso di pronosticare che ai gattopardi del calcio non sarebbe stato fatto neppure il solletico. Purtroppo è andata proprio così. L’elezione di Tavecchio, in sostituzione del dimissionario Abete, ha un preciso significato: cambiare il minimo indispensabile affinché tutto resti come prima. Nessuno tocchi lo status quo, insomma. Molti osservatori, non solo italiani, hanno sottolineato come fosse del tutto inopportuno candidare alla massima carica calcistica un dirigente incappato nella clamorosa gaffe di “Optì Pobà”. Avevano ragione, sono pienamente d’accordo. In un paese con grado medio di civiltà a Tavecchio dopo la sparata razzista sarebbe stata tolta la candidatura e pure l’eterna poltrona di presidente dei dilettanti. Il tutto senza discussioni, come dire ipso facto. Eppure, troppi colleghi giornalisti, soprattutto quelli lontani dal mondo dello sport, hanno dedicato troppo spazio ed attenzione alla frase razzista di Tavecchio, senza riflettere un momento su ciò che si nasconde dietro quella sparata e, più in generale, dietro la sua elezione. In estrema sintesi, c’è la ferrea volontà della stragrande maggioranza dei presidenti dei club italiani di continuare a fare i loro interessi esattamente come fanno ora. Il neo presidente un po’ per il pedigree da vecchio democristiano un po’ per qualche scheletro nell’armadio, rappresenta uno straordinario uomo di facciata. A manovrare dietro i grandi camerlenghi, Lotito e Galliani su tutti. I quali spingeranno perché venga data in pasto all’opinione pubblica una bozza di riforma del calcio italiano, purché non vengano messi in discussione certi capisaldi: lotta senza quartiere per accaparrarsi i diritti televisivi, possibilità di fare affari sempre più lucrosi – soprattutto all’estero – con club e famelici procuratori, libertà di possedere più di un club e così via. Insomma, esattamente quello che è stato fatto negli ultimi anni, con i risultati che tutti conosciamo e che sarebbe del tutto superfluo elencare. Non vedo come il calcio italiano possa essere sottratto al suo triste destino grazie all’opera di Tavecchio. Non credo, ad esempio, che sia un dirigente capace di spiegare ai presidenti italiani che è ora di finirla di scannarsi sui diritti televisivi ed è arrivato il momento di fare in modo che questa voce diventi un 30/40 per cento del bilancio dei club, come avviene altrove. Di spiegare agli stessi che per liberarsi dal ricatto delle TV, sviluppando marketing, sponsorizzazioni e business degli stadi, bisognerebbe alzare vertiginosamente la qualità dello spettacolo. Che sarebbe ora di mettere il nostro calcio nelle condizioni di produrre nuovi talenti. Per come siamo ridotti, servirebbe un rivoluzionario. Tavecchio non lo è. Al massimo può gestire l’esistente, dando una botta al cerchio e una alla botte, facendo contento un giorno uno, un giorno l’altro. Del resto è ai vertici federali da qualche decennio. E anche i suoi maggiori sponsor lo sono. Personaggi che, per carità, hanno fatto tante cose buone. Ma qualcuno di loro è anche incappato in qualche clamoroso infortunio come lo scandalo di Calciopoli. Gente, insomma, che ha avuto un ruolo non secondario nella decadenza nella quale ci barcameniamo. Un’ultima considerazione. L’elezione del nuovo presidente della FIGC segna la clamorosa sconfitta di Juventus e Roma. Non parliamo di due squadre qualunque. Attualmente rappresentano il top del calcio italiano. Che governance potrà esserci senza il coinvolgimento delle due società guida? A quante e quali pressioni saranno sottoposti gli arbitri, i giudici sportivi, i procuratori federali? Delle due l’una. O nei prossimi mesi assisteremo ad una guerra che avrà un inevitabile impatto sul campionato. Oppure le qualità democristiane di Tavecchio faranno in modo da tenere a bada i nervosismi di Juve e Roma all’insegna del volemose bene. Comunque vada, la crisi del calcio italiano sembra molto lontana da una soluzione.