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mercoledì 8 giugno 2011

MESSI E' IL RE DEI GUADAGNI

Pubblicato su TS il 7 giugno 2011


Asso piglia tutto. Questo è diventato Lionel Messi per il calcio del nuovo millennio.
Ormai colleziona trofei a ripetizione, palloni d’oro consecutivi, ha da poco sfondato l’incredibile muro di cinquanta gol segnati in una sola stagione! Ci sono attaccanti che questo numero di gol non lo collezionano neppure in una carriera. Un fenomeno tecnico e mediatico come Messi non poteva non imporsi anche nella speciale classifica che calcola i guadagni globali dei calciatori più ricchi al mondo. L’argentino si conferma il numero uno e supera nuovamente la barriera dei trenta milioni di euro, anche se rispetto ad un anno fa ha subito un decremento di un paio di milioni. Bazzecole per lui. Alle sue spalle, eterno secondo verrebbe da dire, Cristiano Ronaldo, nonostante le finanze del fuoriclasse portoghese siano in aumento ormai da anni. Questo e molto altro emerge dallo studio pubblicato da France Football – al quale chi vi scrive ha dato il proprio contributo - e che vi riproponiamo, come sempre integrato con ulteriori tabelle ed elaborazioni inedite preparate appositamente per i lettori di TS.
Come sempre accade per i calciatori che guidano questa classifica, non è mai lo stipendio la voce di introito principale. Due terzi dei guadagni di Messi, infatti, derivano da contratti pubblicitari, premi e introiti di altra natura. Un po’ diversa la struttura dei guadagni di Cristiano Ronaldo che ricava più o meno la metà dal salario ed altrettanto dal resto dei ricavi. Va detto che anche il portoghese ha subito un leggero decremento così che le distanze tra i due sono rimaste sostanzialmente inalterate. L’anno scorso tra i due c’era David Beckham, il calciatore maggiormente presente in questa classifica da quando France Football l’ha ideata. Lo spice boy paga il passare degli anni ed è scivolato in quinta posizione. Resta comunque ragguardevole il suo peso come uomo immagine, al punto da portare a casa ben 14,5 milioni solo dai contratti pubblicitari. Fin qui tutto sommato nulla di nuovo sotto il sole. Il vero fenomeno di quest’anno, sul piano squisitamente economico, è stato Wayne Rooney. I suoi guadagni sono letteralmente esplosi passando dai 12,6 dell’anno scorso agli attuali 20,7. Un incremento di oltre otto milioni in soli dodici mesi che gli hanno consentito di guadagnare ben dieci posizioni fino al terzo posto. Il tutto grazie allo stipendio più alto in assoluto (oltre tredici milioni) ma anche di un notevole incremento degli introiti pubblicitari, passati da 4,5 a 7 milioni. Segno che la stella del Manchester United ha smesso di essere l’angelo dalla faccia sporca poco attraente per le aziende ed ha cominciato a distinguersi anche come fenomeno mediatico. Le posizioni successive in classifica, a parte Beckham, vedono calciatori le cui entrate sono stazionarie. Mantengono il proprio livello Kakà al quarto posto, Ronaldinho e Tevez al sesto e al settimo. Particolarmente interessante è il caso del brasiliano. Non era mai successo che un calciatore si trasferisse in Brasile mantenendo questi livelli di guadagno. Un segnale inequivocabile del fatto che la situazione economica complessiva del paese è decisamente florida rispetto al passato e che i club brasiliani attualmente possono entrare in concorrenza con quelli europei.
La seconda parte della classifica presenta grandi novità, rappresentate essenzialmente dai giocatori del Bayern e, in misura minore del Mancher City. Segno che qualcosa negli equilibri del calcio europeo sta cambiando. Yaya Touré, ad esempio, entra per la prima volta in classifica e si piazza decimo con poco meno di 14 milioni di euro. Ma è soprattutto il Bayern a stupire. Il suo modello economico vincente consente ai bavaresi di garantire ricche retribuzioni ai propri calciatori. Così entrano per la prima volta in classifica Bastian Schweinsteiger (dodicesimo con 13,2 milioni), Philipp Lahm (quattordicesimo con 12,9 milioni) e Frank Ribery (diciassettesimo con 11,9 milioni). Davvero un ingresso trionfale. Positiva la performance di Fernando Torres (14 milioni) che beneficia soprattutto del trasferimento al Chelsea che gli permette di guadagnare sei posizioni. Lo stesso numero di posti persi da Thierry Henry che col trasferimento negli USA è sceso a 13,6 milioni. In calo anche tutti gli altri calciatori in classifica. Samuel Eto’o con i suoi 13 milioni scende di tre posizioni. Drogba, poco meno di 13, ne perde quattro. Scivolano verso la coda della classifica Gerrard (meno due posizioni con 11,7 milioni) e Puyol (meno sette posizioni con 11,4 milioni). Discorso a parte meritano Ibrahimovic e Buffon. Lo svedese trasferendosi al Milan ha avuto una contrazione dei guadagni: meno due milioni che in termini di classifica significano otto posti in meno. Quanto a Buffon quest’anno risulta all’ultimo posto, il ventesimo. Si tratta dell’unico italiano rimasto in graduatoria, dalla quale è uscito lo stesso Francesco Totti che ha pagato un leggerissimo decremento degli introiti pubblicitari. Un brutto segnale per il calcio italiano che una volta piazzava diversi connazionali in classifica ed ora deve accontentarsi delle briciole. A proposito di nazioni e di club, va detto che la classifica di quest’anno ha prodotto una redistribuzione della ricchezza. Sono ben tredici i club rappresentati contro i dieci dell’anno scorso. A farla da padrone, come al solito, la Premier League con sette calciatori, seguita dalla Liga con quattro. La Bundesliga, grazie agli ingressi dei tre calciatori del Bayern, aggancia la serie A con tre rappresentanti. Poi i risultati storici. Per la prima volta troviamo rappresentati due club americani ed uno brasiliano. Un segno dei tempi.

Come sempre la classifica di France Football prende in esame tre voci specifiche: stipendi, introiti pubblicitari e da sponsorizzazioni, premi. Se ci si limita a considerare gli stipendi, il numero uno, come abbiamo visto, è Wayne Rooney con una ricca busta paga da 13,2 milioni netti annui. Lo insegue ad un’incollatura Cristiano Ronaldo con 13 milioni tondi tondi. Al terzo posto, a sorpresa, Yaya Touré il cui stipendio rappresenta la quasi totalità dei suoi guadagni: 11,1 milioni! Quindi una specie di club dei 10, ossia il gruppo di calciatori che ricevono un salario di 10 milioni netti all’anno. Ne fanno parte Kakà, Lahm, Messi, Ribery e Tevez. Questo sta a significare che ad altissimi livelli gli stipendi delle stelle del calcio mondiale sono più o meno codificati. Viaggiano in coppia, con un milione in meno, gli “italiani” Ibrahimovic e Eto’o. Altissimo, per un giocatore del suo livello, lo stipendio di Puyol, il difensore del Barcellona: 8,5 milioni. Intorno agli otto milioni viaggiano Lampard, Torres e Schweinsteiger. Tra i sette milioni e i sette milioni e mezzo si piazzano Drogba, Ronaldinho e Gerrard. Il nostro Buffon conserva uno stipendio altissimo (6 milioni), anche se nel prossimo futuro, se sono attendibili le voci che lo vogliano lontano dalla Juventus, sarà difficile per lui conservarlo. I più poveri, quanto a stipendio, sono gli “americani”: Beckham e Henry: portano a casa poco più di 4 milioni.
Passando agli sponsor, come detto anche qua vince Lionel Messi. I dettagli dei suoi 20 milioni di sponsorizzazioni e voci varie vengono approfonditi nel box a parte. Al secondo posto resiste Beckham, che rimane un grande uomo immagine. Anche se i suoi 14,5 milioni risentono dei nove milioni in meno determinati dalla scadenza del contratto con Armani e della cessazione del rapporto con Motorola. Stazionario anche a livello di sponsorizzazioni Kakà che beneficia molto delle aziende alimentari come Ringo e Gatorade. Resta un uomo d’oro Ronaldinho che porta a casa 7,5 milioni dagli sponsor. I principali: Nike, Motorola e Honda. Come abbiamo detto, scatta in avanti Rooney oggi molto corteggiato dagli sponsor. I suoi 7 milioni di introiti sono garantiti soprattutto da Nike, Coca Cola, Powerade e Eletronic Arts. Resta ragguardevole la capacità commerciale di Henry (nonostante l’”esilio” negli USA): Reebok, Renault, Pepsi e Gillette se lo tengono stretto. Guadagna molto bene anche Buffon (Puma, Giochi Preziosi, Pokerstars.it): 5,2 milioni. Resta sempre poco appetibile sul piano commerciale Ibrahimovic. Due milioni e mezzo di sponsorizzazioni per uno come lui sono un’inezia. La sola azienda importante che ha deciso di puntare su di lui è la Nike. Lo stesso Eto’o vale appena due milioni, mentre in coda troviamo Frank Ribery che ricava appena un milione.

Se Messi è il Paperone dei calciatori, Josè Mourinho è il re Mida degli allenatori. Anche quest’anno lo Special One si conferma tale, almeno per quanto riguarda i guadagni. Ha totalizzato 13,5 milioni, mezzo in più rispetto all’anno precedente. Gran parte di questi introiti sono determinati dallo stipendio di 10 milioni netti che gli garantisce il Real Madrid (non si sa ancora per quanto). Anche sul piano delle sponsorizzazione, comunque, Mourinho rappresenta un bel personaggio. Porta a casa, infatti, 3,5 milioni, come un calciatore di ottimo livello internazionale. A contribuire alle sue finanze sono Sky Gran Bretagna e i gruppi bancari portoghesi BPI e BCO Millennium. Pep Guardiola si deve accontentare del secondo posto. Niente male, però, per uno giovane come lui. Il tecnico del Barcellona assomma 10,5 milioni. Di questi sette sono garantiti dallo stipendio, quattro dai contratti pubblicitari che ha sottoscritto col Banco di Sabadell e la marca di birra Damm. Potrà sembrare sorprendente, ma al terzo posto troviamo Rafa Benitez con ben 10,2 milioni. Gran parte di questa cifra è costituita dagli emolumenti ricevuti da Liverpool e Inter. Più precisamente la liquidazione che gli spettava dal Liverpool, lo stipendio maturato all’Inter fino al licenziamento e la buonuscita garantita da Moratti. Una bella cifra da godersi senza fare niente altro o quasi. Al quarto posto resiste Fabio Capello che tra stipendio (6,4 milioni) e sponsorizzazioni assomma 8,5 milioni. Si può immaginare la sua tristezza quando sarà costretto a lasciare la panchina dell’Inghilterra il prossimo anno. Fermo restando la presenza di tecnici storicamente affermati come Ferguson, Wenger e Ancelotti, la classifica prevede diversi nuovi ingressi. Il più spettacolare quello di Felix Magath, tecnico vincente del Wolfsburg, che entra prepotentemente con 6,5 milioni. Lo stesso club della Volkswagen, grazie alla buonuscita, garantisce all’ex allenatore McLaren addirittura 5 milioni, abbastanza per posizionarsi al quindicesimo posto. Entra in classifica anche Roy Hodgson al quale il West Bromwich garantisce la bellezza di 5,6 milioni. Rientra anche Advokaat, al quale era stato fatale l’abbandono della panchina dello Zenit. Passato a fare il CT della Russia è tornato in graduatoria con 5,4 milioni. Nuovi ingressi sono anche quelli di Gullit (4,5 milioni dai russi del Terek Groznyj), Deschamps (3,3 milioni dal Marsiglia) e Puel (2,9 dal Lione). Per finire, i tecnici che hanno perso più posizioni sono Mancini (meno quindici posizioni con i suoi 3,8 milioni dal Manchester City) e Felipe Scolari (meno undici posizioni dopo il trasferimento al Palmeiras). Comunque sia, incassi milionari per tutti.





BOX MESSI

Stipendio: 10
Premi: 1
Sponsor: 20
Totale: 31 milioni di euro

Il fatturato di un’azienda di medie dimensioni. Questo vale il calciatore che guadagna di più al mondo, vale a dire il fenomenale Lionel Messi. Dopo avere sfondato il muro della popolarità, ormai Messi viaggia da solo, indipendentemente dai successi del Barcellona. Che comunque restano numerosi e di qualità. Va detto che nel 2010, non avendo potuto beneficiare di una finale di Champions, Messi non ha raccolto molto con i premi: solo un milione, rispetto ai quattro dell’anno precedente. Questa flessione è stata parzialmente compensata da un leggero ritocco dei compensi pubblicitari, passati da 19 a 20 milioni. Grazie al fatto di avere rivinto il Pallone d’Oro e di essere ormai considerato il più forte giocatore del mondo praticamente da tutti, il simbolo del Barcellona è stato eletto dalle aziende a testimonial ideale. Numerosissimi i suoi sponsor: Adidas, Audemars Piguet, Chery, Konami, Pepsi Cola, Air Europa, Gatorade, Lay’s, Herbalife, Lody for Men, Storkman, Danone, YPF Repsol. Sono diverse altre le aziende che hanno scelto Messi per azioni marketing occasionali: Dolce&Gabbana, Microstars/Giochi Preziosi, Damm. Senza contare i ricavi per la diffusione di dvd, libri e tutto il merchandising legato al suo nome. Diversi anche gli investimenti immobiliari che, si sa, garantiscono sempre rendimenti sicuri.



BOX L’ITALIANO

Gianluigi Buffon
Stipendio: 6
Premi: 0,1
Sponsor: 5,2
Totale: 11,3 milioni di euro

Da quest’anno Buffon si sente solo. Non c’è più Francesco Totti a fargli compagnia come unico italiano nella classifica dei più pagati. Sarà per questo che sogna di andare alla Roma? E’ singolare come l’unico italiano rimasto sia un portiere. Va anche detto che per un pelo almeno lui è riuscito a salvarsi, anche se quasi certamente per l’ultimo anno. A corroborare le entrate di Buffon naturalmente è l’elevatissimo stipendio che gli paga la Juventus: ben 6 milioni! Quasi impercettibile il contributo dei premi, visti gli esigui risultati del club bianconero: appena centomila euro. A dare una bella mano sono gli sponsor che seguono ancora Gianluigi con una certa fedeltà. Le aziende che ancora puntano su di lui sono Puma, Flat Professional, Pokerstars.it, Coco Pops/Kellog’s, Giochi Preziosi, A.M.Glory, OIW. Completano il quadro i ricavi derivanti dallo sfruttamento dell’immagine e del merchandising. Per un totale di 5,2 milioni.



BOX MOURINHO

Se si fa eccezione per il 2009, anno in cui Scolari sbancò, dal 2005 Josè Mourinho è ininterrottamente l’allenatore più pagato al mondo. Segno che, indipendentemente dalle vittorie conquistate e dalla bravura, il portoghese è soprattutto una macchina mediatica perfetta che genera ricchezze. I suoi guadagni si mostrano stabili: 13,5 milioni contro i 13 dell’anno scorso. Come detto, il Real Madrid gli garantisce un salario annuale di 10 milioni netti all’anno. Il resto lo fanno gli sponsor già menzionati: Sky, BPI e BCP. In passato, quando ci fu il trasferimento dall’Inter al Real Madrid, lo Special One riguadagnò posizioni in tema di sponsorizzazioni. La permanenza in Italia, infatti, da quel punto di vista l’aveva penalizzato. Ora che il Real Madrid potrebbe licenziarlo, a causa di una stagione fatta di un solo titolo e troppe polemiche, Mourinho dovrà riflettere per bene sul proprio futuro. Sul piano squisitamente commerciale, un ritorno in Italia non gli gioverebbe. Meglio scegliere l’Inghilterra. Ai tempi del Chelsea gli sponsor lo ricoprirono d’oro e si può stare ben certi che sarebbero disposti a farlo nuovamente.

lunedì 21 febbraio 2011

SPECIALE TS: SPETTATORI IN CALO. SOLO L'INTER RIEMPIE LO STADIO

Pubblicato su TS il 19 febbraio 2011

Nelle scorse settimane la Lega Calcio ha reso noti i dati relativi ai trend degli spettatori negli stadi di serie A, relativamente alle gare del girone di andata. Se ci si limita all’analisi delle sole informazioni della prima metà della stagione, scopriamo che i numeri sono sostanzialmente stabili rispetto alla stagione 2009-10 e in calo rispetto al 2008-09. Negli stadi della massima serie si sono accomodati in media 23.092 spettatori, contro i 23.084 della passata stagione e i 24.269 di due campionati fa. Il risultato migliore è quello fatto registrare dalla giornata numero dieci, in programma il 7 novembre scorso: 28.841. Quello peggiore i 18.928 spettatori di media della giornata numero sedici disputata il 12 dicembre.

Prendendo in esame le singole squadre, quella che ha riempito sistematicamente lo stadio è l’Inter. I tifosi nerazzurri sono stati vicino alla squadra in 63.363, una media decisamente ragguardevole, oseremmo dire d’altri tempi. Al secondo posto, ma parecchio distante, il Milan con 46.842 spettatori di media. A seguire il Napoli con 43.596. Chi ha perso davvero molto pubblico rispetto al recente passato è la Roma che solo una stagione orsono faceva una media superiore alle quarantamila unità, mentre nel girone d’andata di quest’anno deve accontentarsi di una media di appena 31.557 spettatori. Meno di duecento in più rispetto alla Lazio, tradizionalmente caratterizzata da una tifoseria meno calda. Davvero uno smacco per il popolo giallorosso, diventato improvvisamente freddo nei confronti dei propri beniamini. Una buna media, considerando anche la non eccessiva capienza del Barbera, la fa registrare il Palermo con 26.274 spettatori, seguito da Genoa e Sampdoria separati soltanto da mille unità: 23.556 contro 22.343. In netto calo anche gli spettatori della Fiorentina (22.078) e quelli della Juventus scesi a poco meno di ventiduemila. In coda alla classifica, nonostante non assaggino il sapore della serie A con regolarità, Brescia e Lecce, le cui medie di spettatori sono a dir poco desolanti: 9.111 e 8.758. Tutto sommato va bene al Chievo che, nonostante rappresenti soltanto un quartiere di Verona, resiste con i suoi 12.045 spettatori medi e riesce ad evitare l’ultimo posto in questa speciale classifica.

Ancora più significativo del numero di presenze è la percentuale di occupazione degli stadi di serie A. Anche in questo caso a prevalere è l’Inter che, nonostante giochi nell’impianto italiano più capiente, lo occupa per il 79,19%. Viene rivalutato il dato della Juventus che copre comunque il 78,55% dei posti disponibili. Dati molto buoni anche per Napoli (72,37%), Palermo (71,35%), Cagliari (65,03%) e Genoa (64,42%). Così così il Milan che riesce a riempire S.Siro per poco più della metà dei posti disponibili: 58,54%. Tra i dati peggiori, naturalmente, quelli di Roma e Lazio che non riescono a coprire neppure il quaranta per cento dei posti che l’Olimpico mette loro a disposizione. In coda alla classifica il Lecce col 25,85%.

Vale la pena di dare un’occhiata anche agli ultimi dati completi disponibili, ossia quelli relativi alla stagione 2009-10. Si sono raggiunti, nel complesso, 9.642.640 spettatori, oltre 250 mila in più rispetto alla stagione precedente che aveva già fatto registrare un notevole incremento. Rispetto al dato del 2007-08 siamo quasi a un milione di presenze in più (allora erano state 8.775.883). Mediamente 25.375 spettatori hanno assistito a ciascuna partita, contro i 24.717 della stagione precedente e i 23.094 di quella ancora prima. Il top è stato raggiunto alla penultima giornata, disputata il 9 maggio scorso, con una media di ben 34.128 spettatori. Passando ai singoli club, troviamo qualche sorpresa. A guidare la graduatoria è sempre l’Inter che ha centrato una media spettatori che sfiora le 56 mila unità. In seconda posizione il Napoli con 47 mila. Solo terzo il Milan con meno di 43 mila. Tutto sommato deludente anche l’ultimo risultato complessivo stagionale della Roma che in media è stata vista da poco meno di 41 mila spettatori. In altri tempi le cifre erano decisamente superiori ma, come abbiamo visto a proposito del parziale di metà 2010-11, il dato è destinato a peggiorare drammaticamente a fine stagione. In coda alla graduatoria troviamo il Livorno che ha fatto registrare poco più di 10 mila spettatori a partita.

Il prossimo maggio, come di consueto, la Lega Calcio renderà disponibili anche i dati relativi al girone di ritorno, quindi quelli complessivi del 2010-11. A quel punto sarà tempo di fare bilanci conclusivi e sarà possibile capire se il trend che vede gli spettatori da stadio in leggero miglioramento negli ultimi anni sarà confermato o meno. Resta il fatto che il nostro calcio rimane assai lontano dai fasti degli anni ’80 e ’90 e che il recente stop alla legge sugli stadi rende di fatto impossibile sperare di recuperare tutto il terreno perduto, se non nel lunghissimo periodo.

lunedì 6 dicembre 2010

STUDIO UEFA: IL CALCIO SPENDE PIU' DI QUANTO INCASSA

Speciale pubblicato su TS il 3 dicembre 2010

Uno dei capisaldi della politica di Michel Platini da quando è presidente dell’UEFA, com’è noto, è il cosiddetto fair-play finanziario. Il quale altro non è che una serie di regole di sana gestione economico-finanziaria dei club finalizzata alla ricerca dell’equilibrio dei conti dell’intero calcio europeo. Naturalmente, per avere la forza di imporre questo sistema di regole gli esperti di Platini a suo tempo hanno anche elaborato un preciso meccanismo di sanzioni da infliggere ai club che non vogliono o non riescono ad attenervisi. Lo strumento che renderà possibile l’applicazione del fair-play finanziario e le relative sanzioni è il cosiddetto sistema di licenze dei club. Molto semplicemente, si tratta di una modalità che, sulla base di specifici parametri, determina la concessione o meno, da parte dell’UEFA, dell’autorizzazione alla partecipazione alle competizioni europee. In altre parole, un club può anche essere padrone di gestirsi come gli pare e di contravvenire alle indicazioni del massimo organismo calcistico continentale. Se lo farà, però, dovrà rinunciare ai palcoscenici della Champions e dell’Europa League. Un deterrente tale da dissuadere anche i dirigenti più refrattari.

Il sistema di licenze per i club, oltre ad essere uno degli strumenti più efficaci di cui è riuscito a dotarsi Platini per attuare la propria politica, rappresenta anche un’occasione per fotografare lo stato di salute economica del calcio europeo. A questo proposito da un paio di anni l’UEFA pubblica un rapporto, The European Club Footballing Landscape (Lo scenario dei club europei di calcio), una vera e propria miniera di informazioni. Nell’ultima edizione, relativa all’anno 2009, si apprende come il sistema di licenze per club adottato dall’UEFA abbia fatto anche da progetto pilota per la sperimentazione di sistemi simili anche a livello nazionale. In altre parole, le leghe di molti paesi hanno deciso di introdurre le licenze anche per stabilire se un club può iscriversi al campionato. Sono ben 24 i paesi che adottano al tempo stesso il sistema di licenze UEFA e quello nazionale. Altri 14 adottano un sistema unico che vale per UEFA e per i campionati nazionali. Infine, 15 paesi non hanno ancora optato per un sistema nazionale di licenze e si limitano a sottoporsi a quello europeo. Non bisogna credere che la procedura elaborata a Nyon sia sono un freddo ed inutile strumento burocratico. Nella realtà ha manifestato la sua efficacia. Basta verificare il numero di licenze rilasciate nelle ultime cinque stagioni prese in esame, dal 2004-05 al 2008-09. All’inizio i club accreditati sono cresciuti progressivamente da 478 a 554. Poi nel 2008-09 sono calati drasticamente a 503. Contemporaneamente il numero di club ai quali è stata rifiutata la licenza e che di conseguenza non hanno potuto iscriversi alle coppe europee è passato da 106 a 126. Naturalmente non sono mancati i club che hanno deciso di non presentare la documentazione richiesta. In quel caso, però, si tratta di società che non avevano speranza di concorrere nelle competizioni europee ed appartenevano comunque a paesi che non prevedono ancora un sistema di licenze.

Un dato interessante esaminato dall’UEFA è quello relativo alla proprietà degli stadi. Si scopre che, a parte i grandi paesi europei, questa non è ancora un elemento fondante della struttura economica dei club. Sono solo 11, infatti, i paesi in cui la maggior parte delle società è proprietaria dell’impianto in cui gioca. In 10 casi solo alcuni club possiedono lo stadio e in altrettanti è solo una società a poterne vantare la proprietà. In una grande numero di paesi (22), dunque, nemmeno un club ha uno stadio proprio. Nella maggior parte dei casi il loro utilizzo è subordinato alla sottoscrizione di un contratto di utilizzo con le autorità locali.

Interessanti anche le informazioni relative al tifo e agli spettatori. Secondo dati del 2007, in quattro campionati sono oltre 20 mila gli spettatori medi, in nove casi la media oscilla tra 10 e 20 mila. A causa della presenza di molti paesi calcisticamente modesti, nella maggior parte dei casi (13) non si arriva a mille spettatori di media a partita. In compenso, in 27 campionati il trend è in crescita, in sei casi addirittura con percentuali superiori al 20%.

Lo studio commissionato da Platini, poi, affronta la composizione finanziaria dei club europei, suddividendoli in paesi con fatturati top, ampi, medi, piccoli e minimi. Nei maggiori campionati si raggiunge un fatturato medio superiore ai 50 milioni di euro per club. Il maggior numero di campionati (13) ricade nella categoria intermedia con fatturati che oscillano da 1,25 a 5 milioni di euro annui. Quello che impressiona è il dato globale. Se si sommano i fatturati di tutti i club militanti nei campionati europei esaminati si arriva alla cifra vertiginosa di 11 miliardi di euro! A tanto, dunque, ammonta il valore del fatturato del calcio europeo. Com’era facile prevedere, i dati relativi al 2007 confermano che l’Inghilterra è al vertice della piramide con un fatturato medio di 114 milioni di euro per club. A seguire Germania, Spagna e Italia che si collocano più o meno allo stesso livello, milione più milione meno. Poi, molto staccata, la Francia con 49 milioni. La prima delle out-sider è la Russia, i cui club fatturano in media 26 milioni. Poi, via via tutti gli altri paesi con in coda Macedonia, San Marino e Andorra i cui club mediamente fatturano appena centomila euro all’anno. Ancora più interessante la tabella relativa al divario tra club ricchi e poveri di ogni singolo paese. L’UEFA ha preso in esame il fatturato medio dei quattro club più ricchi di ciascun paese, mettendolo a confronto con quello di tutti gli altri ed ha calcolato di quante volte è superiore. Da questo esame si ricava che i tornei più squilibrati sono Serbia ed Ucraina. In quei campionati i club più ricchi fatturano addirittura dieci volte più degli altri. La presenza in cima a questa speciale graduatoria di paesi di seconda o terza fascia dimostra che proprio in quei campionati si sconta il maggior distacco tra i pochi club d’eccellenza e tutti gli altri. I grandi paesi in genere si collocano nella seconda parte della classifica, segno che bene o male qualche forma di redistribuzione della ricchezza, soprattutto grazie ai diritti televisivi, è stata trovata. Tuttavia, proprio in tema di diritti televisivi i grandi campionati pagano uno scotto: l’eccessiva dipendenza da questa voce dei loro fatturati. Un po’ a sorpresa è la Francia il paese che globalmente deve di più alle TV: addirittura il 57% del fatturato medio di un club. A seguire l’Italia col 51%. Il dato relativo alla nostra Serie A non ha nulla di sorprendente agli occhi nei nostri lettori, visto che è stato messo in evidenza in occasione di numerosi speciali pubblicati in passato. Più equilibrata la situazione di Inghilterra, Germania e Spagna con percentuali inferiori al 40%. Naturalmente, col calare del peso economico e dei bacini di utenza calano i valori assoluti dei diritti televisivi e, di conseguenza, la dipendenza dei campionati rispetto a questa voce. Ci sono addirittura dieci paesi in cui i diritti TV non generano alcun fatturato.

Ricordate il dato relativo al fatturato globale del calcio europeo? Si tratta della cifra monstre di 11 miliardi di euro. Ebbene, l’UEFA ha analizzato anche la voce relativa ai costi facendo una scoperta sgradevole. L’ammontare complessivo delle uscite è pari a 11,2 miliardi! In altre parole, a fronte dell’enorme ricchezza generata, il calcio europeo la dilapida interamente, facendo registrare addirittura un piccolo passivo. A dimostrazione del fatto che il fair-play finanziario è una strada senza ritorno. Naturalmente la voce che grava maggiormente sui bilanci dei club di ogni angolo d’Europa è quella relativa al costo del lavoro, ossia gli ingaggi dei calciatori e le spese per i trasferimenti. I paesi meno virtuosi sono, un po’ a sorpresa, proprio quelli di secondo piano. Alla Serbia la maglia nera: i club balcanici spendono per i calciatori il 132% del fatturato. Sono messi male anche Israele e Irlanda, rispettivamente col 106 e il 100%. Tra i paesi più importanti, sono Inghilterra e Francia a spendere troppo per i calciatori: il 63%. Va meglio all’Italia col 59% e alla Spagna col 54%. La più virtuosa, come sempre, la Germania col 45%. A parte San Marino, i cui calciatori sono dilettanti e almeno ufficialmente non ricevono compensi, il paese che spende meno per i calciatori è l’Azerbaigian. Nonostante le ricchezze generate dal petrolio, il paese sul Caspio investe su di loro appena il 19% del fatturato.

domenica 24 ottobre 2010

QUANTO VALGONO LE COPPE EUROPEE

Inchiesta pubblicata su TS del 8 ottobre 2010


In concomitanza con l’avvio della stagione di coppe europee l’UEFA ha reso noti i meccanismi per la distribuzione della ricca torta dei premi per la partecipazione alla Champions League e all’Europa League. Naturalmente gran parte delle risorse viene garantita dalla competizione principale. Per il solo fatto di accedere alla fase a gironi i club riceveranno la bellezza di 7,2 milioni di euro. A questa base si aggiungono un bonus di 3,9 milioni uguale per tutti ed un supplemento strettamente legato ai risultati: 550 mila euro per ogni gara disputata, 800 mila euro per ciascuna vittoria e 400 mila per ogni pareggio. Chi passerà il turno, poi, riceverà un premio di altri 3 milioni di euro, ai quali si aggiungeranno, per i fortunati, altri 3,3 milioni per i quarti di finale e 4,2 milioni per le semifinali. Infine, chi vincerà la finale prevista a Wembley il 28 maggio 2011 riceverà altri 9 milioni. Alla finalista sconfitta toccheranno 5,6 milioni. Nel complesso, questo tipo di premi raggiungerà l’ammontare di 413,1 milioni. Come sempre, ogni squadra partecipante riceverà una ulteriore quota legata al market pool generato dai diritti televisivi e che dipenderà dall’importanza del paese, dagli ascolti garantiti dal club e dal suo bacino d’utenza. Questa voce ammonta a 337,8 milioni di euro. In totale, quindi, l’UEFA distribuirà per la Champions League oltre 750 milioni di euro. Inoltre, 55 milioni saranno destinati alle squadre eliminate nella fase degli spareggi. Non mancheranno i premi per le squadre impegnate nella Supercoppa europea. L’ultima finale ha garantito 2,5 milioni al Barcellona e 2 milioni allo Shakhtar. Nell’edizione 2009-10 il monte ricavi per i club è stato leggermente inferiore: 746,4 milioni di euro. Gli introiti maggiori, com’è naturale, sono andati all’Inter che si è laureata campione d’Europa. Il club di Moratti s’è portato a casa la bellezza di 48,759 milioni di euro. A questa cifra i nerazzurri sono arrivati sommando circa 29 milioni di premi per le gare disputate e i turni superati e quasi 20 milioni di quota relativa ai diritti televisivi. Al secondo posto il Bayern, l’altra finalista. Per i bavaresi 44,862 milioni (25+19,862).

Anche l’Europa League regalerà alle 48 squadre partecipanti premi interessanti, in crescita rispetto alla passata stagione. Ogni club incasserà 640 mila euro come premio di partecipazione alla fase a gironi e un bonus di 60 mila euro per ogni match disputato. In aggiunta 140 mila euro per ogni vittoria e 70 mila euro per ogni pareggio. Inoltre, chi raggiungerà i sedicesimi riceverà ulteriori 200 mila euro, per gli ottavi 300 mila euro, per i quarti 400 mila euro e per le semifinali 700 mila euro. Le due formazioni che raggiungeranno la finale prevista a Dublino il 18 maggio 2011 si divideranno l’ultimo premio così: 3 milioni alla vincente e 2 milioni alla finalista sconfitta. Anche l’Europa League prevede un ulteriore importo generato dal market pool. Nel complesso, la squadra vincitrice della prossima edizione della competizione avrà la possibilità di portare a casa un premio complessivo massimo di 6,44 milioni di euro, al netto del market pool. Nella passata stagione la seconda coppa europea ha distribuito in totale 135 milioni di euro. All’Atletico Madrid, squadra vincitrice, sono andati 6,36 milioni di euro, mentre l’altra finalista, il Fulham, ha portato a casa 10 milioni.

Un interessante elaborazione di StageUp consente di osservare come la regolare partecipazione alla Champions League rappresenti una vera miniera d’oro per i club europei. Soprattutto per quelli inglesi che, a differenza degli altri paesi importanti, sono sempre i soliti quattro. La regina degli introiti è il Manchester United che nelle ultime sette edizioni (2003-10) ha portato a casa oltre 216,5 milioni di euro, una media ben superiore ai trenta milioni per ogni stagione. Ad un’attaccatura troviamo il Chelsea che ha guadagnato un po’ meno di 216 milioni, anch’esso oltre trenta milioni stagionali. Rappresenta un bel vantaggio, rispetto ad altri club, poter contare anno dopo anno su una cifra così ragguardevole. Molto staccato l’Arsenal che comunque ha ricevuto quasi 190 milioni di euro. In ogni caso, è significativo il fatto che le prime tre in questa speciale graduatoria siano tutte formazioni della Premier League. Al quarto posto la prima delle italiane, l’Inter, che conferma di essere nell’ultimo periodo la nostra rappresentante principale all’estero. Per i nerazzurri circa 174,5 milioni di euro. A seguire l’unica francese presente nella top 10. Naturalmente è il Lione che ha avuto la possibilità di sostenere il costante rinnovo dei suoi quadri tecnici anche grazie alla ragguardevole cifra di quasi 168 milioni garantita dall’UEFA. A seguire altre squadre che, però, hanno all’attivo soltanto sei partecipazioni. Il Barcellona, sesto, ha guadagnato 167,7 milioni, mentre il Bayern, prima ed unica tedesca, ha portato a casa oltre 165 milioni. All’ottavo posto il Liverpool che ha sfiorato i 160 milioni. La seconda ed ultima squadra italiana presente in classifica è il Milan che ha guadagnato poco più di 154 milioni. Al decimo posto il Real Madrid che, nonostante abbia fatto il pieno di partecipazioni, sette su sette, non è andato oltre i 138 milioni di euro a causa delle ripetute eliminazioni agli ottavi degli ultimi anni.

Avendo tre squadre piazzate nei primi tre posti è normale che l’Inghilterra comandi saldamente anche la classifica degli introiti per nazioni. I quattro club inglesi, che nelle ultime sette edizioni sono rimasti sempre Manchester United, Chelsea, Arsenal e Liverpool, hanno generato oltre 781 milioni di euro che significano un ricavo medio per club di oltre 195 milioni in sette anni. Un’enormità. L’Italia è seconda con circa 592,5 milioni prodotti dalla partecipazione di sette differenti club, per un ricavo medio di 84,6 milioni. Al terzo posto la Spagna che rappresenta un caso del tutto particolare. Quella iberica, infatti, è la nazione calcisticamente più democratica, avendo iscritto alla Champions League, nelle ultime sette edizioni, la bellezza di dieci formazioni differenti. Queste hanno generato quasi 535 milioni di euro. Il loro elevato numero, però, ha provocato una certa dispersione che ha fatto sì che il ricavo medio per club non abbia superato i 53,5 milioni di euro. La Germania si conferma la quarta forza economica del calcio europeo. I club tedeschi, infatti, hanno incassato circa 411 milioni di euro con una media per club di 58,7 milioni. A seguire, com’è facile prevedere, la Francia che, a fronte della presenza costante del Lione, ha tenuto in corsa sei formazioni. Nel complesso i ricavi sono stati di 379,4 milioni per una media molto alta di 63,2 milioni. Al sesto posto troviamo l’Olanda che in questi sette anni ha iscritto appena tre club, i soliti. Questi hanno generato quasi 168,5 milioni di euro con oltre 56 milioni di media per club. A seguire troviamo, sempre con tre club, il Portogallo con quasi 142 milioni (47,3 milioni per club) e la Grecia con circa 135 milioni (quasi 45 milioni per club). Al nono posto la Scozia che ha beneficiato della partecipazione dei soli Rangers e Celtic. Gli scozzesi hanno guadagnato complessivamente quasi 107 milioni, 53,3 milioni a testa. Al decimo posto la Turchia, nazione emergente, che con tre club ha totalizzato quasi 106 milioni. I turchi sono quelli che guadagnano meno in media per club: solo 35,2 milioni ciascuno.