giovedì 27 dicembre 2012

Magic Football - Comic Radio: Intervista ESCLUSIVA ad Antonio Felici

http://www.youtube.com/watch?v=k9wPtq81pKc

mercoledì 26 dicembre 2012

FRANCE FOOTBALL: LA ROMA SURCLASSA IL MILAN


Zdenek Zeman è un uomo felice. Famoso per essere un allenatore che esalta il calcio offensivo, il tecnico dell'a Roma sabato sera è stato accontentato in occasione dell'ultima uscita dell'anno 2012. Ha visto la sua squadra, trascinata da un Erik Lamela scintillante, regalarsi brillantemente lo scalpo del Milan (4 -2). Il prodigio argentino del resto si è distinto con una doppietta.  

Prima di lui, Nicolas Burdisso e Pablo Osvaldo avevano fatto il loro, mentre Giampaolo Pazzini e Bojan hanno ridotto il punteggio per i rossoneri alla fine dell'incontro. Con questo successo, i romani, ora sesto, scavano un fossato tra loro e la vittima di turno e si portano a quattro punti dalla Lazio, seconda in classifica.

lunedì 24 dicembre 2012

"DA PORTA A PORTA" TRA I CONSIGLI PER LE LETTURE NATALIZIE DEL CORRIERE DELLO SPORT

http://www.corrieredellosport.it/libreria/2012/12/23-290127/Un+Natale+speciale+con+i+libri+di+sport

sabato 15 dicembre 2012

MERCOLEDI' 12 DICEMBRE ANTONIO FELICI A RAI SPORT 1 CON "DA PORTA A PORTA"

Mercoledì 12 dicembre, a partire dalle 10,00, Antonio Felici ha presentato il suo ultimo libro "Da porta a porta. Gli ultimi dribbling dei furbetti del calcio" su Rai Sport 1 nel programma Mattina Sport. In studio anche l'inviato RAI Carlo Paris. In conduzione Marco Mazzocchi.

IL RESOCONTO DELLA PRESENTAZIONE DI "DA PORTA A PORTA" SU AGORAMAGAZINE


http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article34723

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article34791

martedì 4 dicembre 2012

PRESENTAZIONE "DA PORTA A PORTA. GLI ULTIMI DRIBBLING DEI FURBETTI DEL CALCIO"

Oggi, 4 dicembre, presso la libreria Pagine di Sport di Roma si terrà la presentazione del mio ultimo libro "Da porta a porta. Gli ultimi dribbling dei furbetti del calcio". Interverranno Roberto Renga e Maurizio Martucci (Il Fatto Quotidiano).


giovedì 22 novembre 2012

Felici: “Nel calcio in Italia conta il risultato immediato. Sul momento della Roma dico che…”

ESCLUSIVA – Felici: “Nel calcio in Italia conta il risultato immediato. Sul momento della Roma dico che…”
di Paolo Macioci
felici
Questa mattina ai microfoni di sportpaper.it è intervenuto Antonio Felici, corrispondente dall’Italia per la nota rivista che assegna il pallone d’oro FRANCE FOOTBALL. Si è espresso su alcuni temi del nostro calcio. Di seguito l’intervista completa:
Buongiorno, la vittoria sull’Anderlecht e il passaggio del turno in Champions, può essere una svolta per la stagione del Milan? “Più che svolta direi salvezza, visto il campionato deludente del Milan, la qualificazione con un turno d’anticipo riporta serenità e tranquillità nell’ambiente, e anche i tifosi avranno più pazienza”.
El Shaarawy è destinato a diventare un fuoriclasse? “Forse è ancora presto per dirlo, nel calcio ci sono 2 tipi di calciatori, quelli che già a 17 anni fanno capire di essere fuoriclasse come Messi, Ronaldo, Baggio, Totti e quelli che ci diventano con il tempo tipo Ibrahimovic, ora il faraone ha più spazio e sta dimostrando tutte le sue doti”.
Stasera c’è l’Europa League che di solito non porta mai grandi notizie per le nostre squadre, secondo lei perché le italiane snobbano questa competizione? “Questa è una mia vecchia battaglia, è una competizione che a livello sportivo secondo me è molto importante, chi la vince ha poi la possibilità di giocarsi la Supercoppa, e poi da dei punti per il Ranking Uefa che noi abbiamo perso nel tempo. Il grande problema è che Platini a livello economico l’ha fatta diventare  una competizione di seconda fascia, in questa stagione però mi sembra che le nostre squadre stiano andando meglio, spero sia l’inizio di un’inversione di tendenza”.
Passiamo al campionato, per il primo posto la Juventus non sembra avere rivali, per gli altri 2 posti Champions, pensa che la Roma possa rientrare nella corsa? “Secondo me non possiamo ancora dire che campionato potrà fare la Roma, stranamente Zeman non ha ancora trovato un assetto titolare a centrocampo, in 12 gare ha schierato 10 centrocampo diversi e questa per il boemo è un’anomalia, la qualità dei calciatori non si dicute, ma devono diventare ancora una squadra”.
L’infortunio di Lamela apre le porte a Destro, la squadra può sopportare un tridente pesante con Osvaldo, Totti e il giovane azzurro? “Io non escludo a prescindere l’impiego di Nico Lopez, anche se Destro ha una gran voglia di giocare che ha dimostrato negli spezzoni che ha disputato, io credo che alla fine Destro si adatterà a giocare esterno”.
La corte federale ha confermato lo 0-3 a tavolino per la Roma contro il Cagliari, che pensa di questa vicenda? “In 25 anni che seguo calcio internazionale non mi è mai capitato di assistere ad una storia del genere, trovo le dichiarazioni di Cellino farneticanti, in Italia tutti chiedono il rispetto delle regole, e una volta che si fanno rispettare, ci si lamenta, la Roma quel giorno era a Cagliari per giocare la partita, e il Prefetto ha detto che non si è giocato per colpa del Cagliari e del suo presidente”.
Dopo 13 giornate in Italia sono già saltate 5 panchine, sintomo di mancanza di progettualità, o giusto cambiare? “Un po’ tutte e due, in Italia, si parla di progettualità, ma il risultato immediato vince sempre, per esempio il Pescara neo-promossa vende tutti i suoi gioielli e non li rimpiazza e poi induce Stroppa a dimettersi, nonostante non abbia fatto così pochi punti, questo è un esempio lampante del calcio in Italia”.
Inserita il 22 novembre 2012

sabato 20 ottobre 2012

CONTE BATTE MAZZARRI SUI CAMBI. CRAC MILAN

Manca una vita alla fine della stagione e lo scudetto resta tutto da giocare. Battendo il Napoli nello scontro diretto, però, la Juventus ha messo le cose in chiaro. Se qualcuno avesse dubitato, ha ribadito che è lei la squadra da battere, la favorita assoluta. Del resto, parla una striscia di imbattibilità che non accenna ad interrompersi. La gara di oggi pomeriggio l'ha vinta Conte su Mazzarri. Motivo? Le sostituzioni. La partita è andata avanti per quasi tutto il suo corso sul binario dell'equilibrio. In campo si sono viste due squadre toste e determinate, anche se poco lucide. Insomma, più muscoli che tecnica. Nel secondo tempo più presenza territoriale per il Napoli. Poi, però, la squadra di Mazzarri ha avuto l'impressione di accontentarsi dello 0-0. La Juventus no. Via filo, Conte ha dato le disposizioni per i cambi. Prima ha gettato nella mischia Matri per un inconsistente Quagliarella. Poi Pogba e Caceres per un Vidal e Asamoah, entrambi in chiara difficoltà. Sarà un caso, ma i gol sono arrivati grazie ai nuovi entrati. E' arrivata troppo tardi, invece, la decisione di Mazzarri di mandare dentro Insigne. In definitiva la Juventus ha dimostrato di crederci di più ed ha meritato la vittoria. Batterla sarà molto, molto difficile.

Intanto in serata il Milan ha fatto crac. La squadra di Allegri è stata ridicolizzata dalla Lazio di Petkovic nel primo tempo. Ha incassato tre reti ed ha mostrato un'incredibile fragilità. Poi, nella ripresa, l'ingresso di Emanuelsson al posto dello sconcertante Boateng ha dato una scossa alla squadra che ha segnato due reti. Ma alla fine non c'è stato niente da fare. Un plauso alla Lazio che certo non ruba l'occhio più di tanto ma è squadra quadrata, organizzata, con tutti giocatori di ruolo. Magari non fenomeni, ma gente giusta al posto giusto. Una citazione per Hernanes. Assieme a Klose è l'elemento che spicca e decide.

giovedì 18 ottobre 2012

venerdì 5 ottobre 2012

CASO CONTE: GIUSTIZIA SPORTIVA A TARALLUCCI E VINO

Premessa. Le sentenze vanno sempre rispettate e non provando alcun godimento per le condanne altrui prendiamo atto con grande serenità della drastica riduzione della squalifica ad Antonio Conte stabilita dal Tnas.

Tuttavia, l'epilogo della sua vicenda, soprattutto se messa in relazione con gli altri molteplici eventi che hanno caratterizzato Scommessopoli e le relative sentenze, suscita alcuni interrogativi. Primo: come mai si è gridato allo scandalo quando il procuratore Palazzi in prima istanza aveva proposto un patteggiamento a tre mesi, per ritrovarsi poi con una condanna definitiva quasi identica? Secondo: come mai lo stesso Palazzi è passato dal proporre un patteggiamento a tre mesi ad una richiesta di condanna a 15 mesi? Terzo: come mai il giudice Sandulli, commentando la condanna a dieci mesi per Conte, ha dichiarato che all'allenatore della Juventus era andata bene, perché al posto di omessa denuncia si sarebbe potuto parlare di illecito? Una sentenza non dovrebbe lasciare dubbi: o è omessa denuncia o illecito. Quarto: come mai, posto che a Conte è stato contestata un'omessa denuncia, il Tnas, pur confermando questa colpa, ha applicato una così vistosa riduzione di pena, addirittura pari a due terzi? Se Conte era innocente la squalifica andava cancellata e gli andavano presentate le scuse, se era colpevole quattro mesi sono una sanzione semplicemente ridicola.

Naturalmente, alcune di queste domande potranno essere chiarite dopo la lettura delle motivazioni della sentenza del Tnas. Resta il fatto che, partendo dalla medesima documentazione, organi diversi della giustizia sportiva sono arrivati all'emissione di sentenze molto diverse tra loro. Al tempo stesso, non sembra che ci sia stata parità assoluta nel trattamento dei vari imputati. In particolare, ricordando anche quanto accaduto in occasione delle riduzioni finali di pena per Calciopoli, il Tnas si profila sempre più come una sorta di "organo di indulgenza plenaria". Si parte sempre con dichiarazioni roboanti, annunci di mano pesante, radiazioni e pesanti squalifiche, poi nell'arco dei tre gradi di giudizio le sanzioni finiscono inevitabilmente con l'annacquarsi.

Quando è scoppiata Scommessopoli i vertici federali avevano parlato di fare piazza pulita. Tranne qualche caso, la montagna ha partorito il classico topolino. Nel frattempo il procuratore Palazzi, la cui attività nell'ultima raffica di processi è stata oggetto di diverse critiche, è stato confermato nel suo ruolo. Doveva essere una rivoluzione, ci ritroviamo nella solita palude. In queste condizioni, è inutile sperare di poter migliorare il calcio italiano. Non resta che darsi appuntamento al prossimo scandalo.


domenica 23 settembre 2012

IL CASO CELLINO E UNA CLASSE DIRIGENTE FOLLE

Da qualche tempo non sentiamo che parlare del declino del calcio italiano, dei problemi che l'affliggono, della sua diminuita competitività, del problema degli stadi e così via. In genere, c'è sempre qualche anima candida che si chiede come mai la Lega o la Figc non facciano nulla per invertire questa tendenza. Molti dimenticano che i vertici federali sono eletti dalle varie componenti del mondo del calcio, in primis la Lega. E da chi è formata la Lega? Dai presidenti dei club. E' dalle loro decisioni, in ultima analisi, che dipende lo stato di salute del calcio italiano. Prendiamo un presidente a caso, uno qualunque, ad esempio Cellino. E' anche a uno come lui che è affidato il calcio italiano. Viene da piangere...

Proprio quel Cellino, artefice dell'atto più vergognoso ed eversivo mai preso da un presidente di club italiano. Di fronte alla decisione delle autorità di far giocare Cagliari-Roma a porte chiuse per ragioni di sicurezza, ha assunto la posizione più scellerata che si potesse immaginare. Utilizzando la buona fede dei tifosi come una clava, li ha invitati a presentarsi lo stesso allo stadio, nella speranza che la loro pressione sovvertisse la decisione del Prefetto. Una decisione folle, presa da lontano, da Miami. Le autorità hanno ritenuto non agibile il nuovo stadio del Cagliari dove - tra l'altro - non sono state approntate la tribuna e la sala stampa e dove non è possibile avere garanzie sull'incolumità degli spettatori. Cellino, insomma, ha assunto una responsabilità di una gravità assoluta. Se il Prefetto, infatti, non avesse deciso di far rinviare il match, in caso di incidenti agli spettatori la colpa sarebbe ricaduta integralmente su di lui. Cellino desidera giocare all'Is Arenas? Faccia pure. Ma si preoccupi di mettere a disposizione della sua squadra e degli avversari, oltre che del pubblico, un impianto a norma che rispetti i requisiti minimi di sicurezza. Ha un contenzioso col comune o non è d'accordo con le autorità? Risolva i suoi problemi nelle sedi opportune, senza giocare con la sorte del Cagliari e dei suoi tifosi. Si, perché a questo punto nulla potrà evitare il 3-0 a tavolino a favore della Roma.

Ma Cellino non è l'unico colpevole. La Lega nella sua interezza non aveva proprio nulla da dire su questa vicenda? No, evidentemente. Ci voleva tanto a "consigliare" (per non dire obbligare) il loro "socio" Cellino a giocare in un altro stadio (Trieste, come in altre occasioni), in attesa che la situazione si risolvesse? Cos'ha da dire la Lega sulla pretesa di Cellino di giocare in uno stadio non a norma? Niente, evidentemente. La Lega, un consesso di Ponzii Pilati, incapaci di dare uno straccio di indirizzo al calcio italiano, buoni solo a scannarsi per qualche milione di euro in più di diritti televisivi. Un'assemblea che da tempo immemorabile non è capace neppure di eleggere un presidente degno di questo nome e resta ancora appesa alla sbiadita e impalpabile figura di Beretta.

Un esame di coscienza, infine, devono farlo anche i Comuni. Ormai l'hanno capito tutti che fanno di tutto per ostacolare la costruzione di nuovi stadi di proprietà dei club perché non hanno la benché minima idea su come sfruttare i propri impianti. Sanno solo intascare i proventi derivanti dagli affitti ai club. E se questi decidono di optare per nuove strutture fanno leva sulle lungaggini burocratiche per indurli a cambiare idea.

Presidenti dei club, vertici federali, amministratori. Una fetta importante di classe dirigente che sta mandando a rotoli il nostro calcio. Finché siamo in tempo, fermiamoli!!

lunedì 17 settembre 2012

ROMA: IL KO COL BOLOGNA ERRORE DI GIOVENTU'

La clamorosa sconfitta subita contro il Bologna ha fatto piombare i tifosi della Roma in un'improvviso stato depressivo. Tante erano le speranze suscitate dall'impresa di Milano con l'Inter che l'inatteso KO ha rappresentato un brusco risveglio. Inevitabilmente sono riaffiorate anche le perplessità sull'allenatore. Quanto era forte il desiderio di potere finalmente dire "è la solita squadra alla Zeman".

In realtà, esistono molti motivi per rimanere freddi ed archiviare la sconfitta dell'Olimpico come naturale incidente di percorso. Intanto va considerato che, anche se la nuova proprietà americana è al suo secondo anno, la squadra è stata ancora una volta completamente rinnovata. Nuovo è l'allenatore e nuova è una percentuale ragguardevole di calciatori, tutti o quasi di tenera età. Per quanto Zeman riesca in poco tempo a dare un'impronta alle sue squadre, un po' di tempo è necessario per portare la Roma a regime. Prendete il Pescara dello scorso anno. Nel mese di settembre vinse una partita e ne perse tre. Sembrava un disastro ma poi il boemo con un manipolo di ragazzini vinse addirittura il campionato. Quindi serve calma.

Un anno fa la Roma di Luis Enrique non ingranava proprio. La nuova Roma di Zeman, invece, ha ingranato eccome. Per mezzora contro il Bologna s'è vista una squadra stellare. In generale, tutto il primo tempo è stato davvero ottimo e anche la fase difensiva, tutto sommato, è stata condotta per il meglio. Nella ripresa il black-out. Ora, è impossibile pensare che nell'arco di pochi minuti la squadra sia passata dalla meraviglia al disastro per ragioni tecnico-tattiche. La squadra ha ceduto psicologicamente. Sentiva di avere la vittoria in tasca ed ha mollato. Un errore che non andrebbe mai fatto. Ma che quando si hanno molti calciatori giovani in rosa può capitare di commettere. La sconfitta, insomma, è soprattutto figlia della gioventù di questa Roma. Ma la gioventù, anche nel calcio, è una cosa positiva e alla lunga darà i suoi riscontri positivi. Serve solo un po' di tempo.

Quanto alla sconfitta "zemaniana", non sono per niente d'accordo. A parte il terzo gol - frutto di un infortunio di Stekelemburg e Burdisso - gli altri due sono arrivati a difesa schierata. In quel caso, sono stati i singoli giocatori a non mostrarsi sufficientemente reattivi. Su tutti Piris che ancora mi sembra un pesce fuor d'acqua. Anche in questo caso, però, gli errori mi sembrano più frutto di scarsa concentrazione, che ha afflitto all'improvviso tutta la squadra, che di errori tattici.

Certo, la serie A è un campionato molto difficile, non è la serie B dove Zeman ha imperversato lo scorso anno. Il boemo dovrà lavorare soprattutto sulla testa dei giocatori ed evitare che certi passaggi a vuoto si ripetano nel prossimo futuro. Nel massimo campionato, una volta perso eccessivo terreno, recuperare è molto difficile. Niente drammi, quindi, per la sconfitta col Bologna. Ma d'ora in avanti tecnico e giocatori faranno bene a tenere sempre altissima l'asticella della tensione e dell'attenzione.

martedì 11 settembre 2012

LA BIELORUSSIA CHE AFFRONTA LA FRANCIA

La nostra presentazione della Bielorussia uscita oggi in vista delle qualificazioni di stasera. Link:  http://www.francefootball.fr/#!/news/2012/09/11/111215_bielorussie-terminus-saint-denis.html

1/09/2012 à 11:12

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Bleus

Biélorussie, terminus Saint-Denis?

(EQ)
Ce mardi soir à 20 h 45 au Stade de France, les Bleus affrontent une sélection de Bielorussie qui n'a jamais encore perdue face à eux. En a-t-elle toujours les moyens ? (Photo Presse-Sports)
Invaincue. C'est ainsi que se présente la sélection de Biélorussiece mardi soir à Saint-Denis face à l'équipe de France. Invaincue contre les Bleus lors des deux précédentes rencontres, les seules disputées entre les deux pays depuis l'accession à l'indépendance de cette ancienne république soviétique et la création d'une équipe nationale (1992). Personne ne l'a oublié, Alexander Hleb et ses camarades s'étaient imposés 1-0 au Stade de France, le 3 septembre 2010 pour le premier match de compétition de Laurent Blanc à la tête des Bleus, à l'occasion des éliminatoires de l'Euro 2012. Et le 3 juin suivant, la Biélorussie avait encore accroché les Français (1-1), lors du match retour à Minsk.
Le moral au plus bas
Aujourd'hui, Laurent Blanc n'est plus là, puisque Didier Deschamps a pris sa place au début de l'été. Alexander Hleb, non plus : la star du football biélorusse souffre du genou et a été mis au repos jusqu'au coup d'envoi de la phase de poules de Ligue des Champions (la semaine prochaine), à laquelle il participe avec son club du BATE Borisov. Pour palier son forfait, Georgy Kondratiev, le sélectionneur de la Biélorussie, a fait appel à Sergei Kislyak, le buteur victorieux du Stade de France, en septembre 2010. Pas facile d'aborder un tel match sans un élément de la carrure de Hleb. Surtout que la Biélorussie débarque à Paris le moral au plus bas. Et pas seulement parce qu'elle doit se priver de l'ancien joueur du Barça et d'Arsenal qui, de toute façon, était absent de la sélection depuis l'hiver dernier.
Vendredi, les Biélorusses se sont inclinés (1-0) face à la Géorgie pour leur premier match des éliminatoires du Mondial 2014. Et dans l'affaire, ils ont laissé beaucoup de plumes, pendant et après le match, avec les blessures de Pavel Nekhaitchik et Yan Tigorev, rejoints à l'infirmerie par Maxime Zhavnerchik et Youri Zhevnov. Infirmerie qu'a finalement quittée Maxime Bordatchev, touché aux adducteurs à Tbilissi. Pas facile pour Kondratiev de composer avec un groupe decimé. Le technicien qui a conduit la Biélorussie à une historique troisième place à l'Euro Espoirs 2011 et, par contre coup, aux JO de Londres, devra pourtant trouver quelque chose. La fédération biélorusse avait écarté son prédécesseur, fin 2011, à cause de deux quatrième places de rangs dans les éliminatoires du Mondial 2010 puis de l'Euro 2012. La déception avait été particulièrement forte dans le second cas : comment digérer un tel échec après avoir pris quatre points sur six à la France ?
Hleb : «Finir deuxième, derrière l'Espagne»«Dans ces qualification à la prochaine Coupe du Monde, nous misons sur la deuxième place, derrière l'Espagne, hors d'atteinte », a souligné Alexander Hleb dans nos colonnes, ce mardi. Une défaite au Stade de France, et donc zéro point après deux matches, rendrait la tache très compliquée. Kondratiev comptera beaucoup ce soir sur le volume de jeu d'Anton Putilo, le seul du groupe biélorusse à ne pas évoluer au pays ou en Russie (ce milieu gauche joue à Fribourg, en Allemagne) et la maestria technique de Renan Bressan, le Brésilien naturalisé, qui, en août, a réussi un doublé en match amical face à l'Arménie (2-1). Il est étonnant, en revanche, que le sélectionneur biélorusse préfère Sergei Kornilenko à Vitaly Rodionov en attaque. Hleb soulignait que «ce groupe manque d'expérience internationale» Pourquoi alors se passer d'un attaquant actuellement très en forme, capable de réaliser deux doublés le mois dernier dans les phases éliminatoires de Ligue des champions avec le BATE Borisov ?
Roberto Notarianni 
(avec Alexis Menuge et Antonio Felici)

venerdì 7 settembre 2012

PARIS SG RE DEL MERCATO, AL TERZO POSTO LO ZENIT DI SPALLETTI, OTTAVA LA JUVE

Il pezzo sugli ultimi botti di mercato a livello internazionale. Lo trovate al link: http://www.francefootball.fr/#!/news/2012/09/07/165553_le-zenith-a-fini-fort.html



07/09/2012 à 16:55
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Le Zénith a fini fort !

(REUT)
Le marché des transferts a officiellement fermé ses portes jeudi soir en Europe. Si le Paris-SG se hisse bien au sommet des clubs les plus dépensiers de l'été, il a bien failli être rattrapé par le Zénith Saint-Pétersbourg, qui a déboursé 98 millions d'euros ces derniers jours pour recruter Hulk et Axel Witsel. (Photo Reuters)
Ils n'auront pas eu le droit au bouquet final. Les supporters du Zénith ont attendu, ivres d'excitation, jusqu'à la dernière minute, jeudi soir. En vain. Les dirigeants du club de Saint-Pétersbourg n'ont pu leur offrir un troisième joyau, une sorte de cerise sur le gâteau. Courtisé depuis plusieurs jours, Nani n'a pas quitté Manchester United, malgré une offre de plus de 32 millions d'euros. Mais personne ne s'est plaint, tant les fans du double champion de Russie en titre ont été gâtés ces derniers jours. En début de semaine, le Zénith a frappé un coup retentissant en recrutant l'attaquant brésilien Hulk (FC Porto) pour un total de 58 millions d'euros, entre indemnités de transfert (au club portugais et à l'agence brésilienne propriétaire de 15% du contrat du joueur), fond de solidarité et commissions des intermédiaires, ainsi que le milieu belge Axel Witsel (Benfica) pour 40 millions, soit le montant de sa clause libératoire. 

«Avec ces deux renforts, nous avons renforcé l'équipe comme le souhaitait notre coach, Luciano Spalletti, a déclaré Dietmar Beiersdorfer, directeur sportif du Zénith. Nous espérons que cela portera ses fruits en Ligue des champions.» Pour être précis, le technicien italien avait demandé un attaquant, un milieu et un défenseur de premier plan. Aujourd'hui, seul ce dernier manque à l'appel, quand bien même les Russes ont battu plusieurs pistes et tenté de faire venir le Grec Papadopoulos (Schalke 04). Ce n'est que partie remise : le Zénith va revenir à la charge en janvier. L'arrivée de Hulk et Witsel augmente, bien évidemment, le crédit de la formation de Saint-Pétersbourg en C1 (elle se trouve dans le groupe de l'AC Milan, d'Anderlecht et de Malaga). Et elle conforte les ambitions d'un football russe qui commence à bousculer les hiérarchies au plan continental.

Le Real et le Milan loin du top 10 

Comme nous l'avons souligné dans l'édition de France Football de ce vendredi, le marché d'été des transferts a été dominé par ces clubs propriétés de richissimes émirs du Golfe ou de puissants oligarques : le Paris-SG a frappé en premier et de façon hyper spectaculaire (Ibra, Thiago Silva, Lavezzi), Manchester City etChelsea ont oeuvré pendant toute la période estivale, et le Zénith a bouclé la cession de transferts en beauté. Face à cette déferlante, plusieurs prestigieuses écuries ont fait preuve d'une grande discrétion sur le mercato. 

Malgré l'arrivée de Modric (35 millions + 7 millions de bonus), leReal Madrid ne se classe qu'à la quatorzième place des clubs les plus dépensiers d'Europe (voir tableau ci-dessous), juste devant le Barça, rejoint par Alexandre Song fin août (19 millions pour le joueur d'Arsenal). Mais le ''pompon'' revient à l'AC Milan : 41e avec 17,8 millions déboursés pour le recrutement ! Le club italien est devancé par moult écuries anglaises ou allemandes, une Ligue 2 française (Monaco, 39e, 18,5 millions) mais aussi par des clubs issus de Championnats de second rang. Comme les Ukrainiens du Dynamo Kiev (16e, 32,8 millions), les Turcs de Fenerbahçe (17e, 30,6 millions) ou les Néerlandais du FC Twente (34e, 20 millions). 

Roberto Notarianni (avec Antonio Felici)

Top 15 des clubs les plus dépensiers en Europe

1. Paris-SG (FRA), 105 ME
2. Chelsea (ANG), 100 ME
3. Zénith Saint-Pétersbourg (RUS), 98 ME
4. Bayern Munich (ALL), 70,3 ME
5. Manchester City (ANG), 66 ME
6. Tottenham (ANG), 65,4 ME
7. Manchester United (ANG), 64,7 ME
8. Juventus Turin (ITA), 56,4 ME
9. Inter Milan (ITA), 48 ME
10. Arsenal (ANG), 44,9 ME
11. Liverpool (ANG), 42,6 ME
12. AS Roma (ITA), 42,3 ME
13. Southampton (ANG), 37,2 ME
14. Real Madrid (ESP), 35 ME
15. FC Barcelone (ESP), 33 ME

A lire dans France Football, daté de ce vendredi 7 septembre, l'intégralité du bilan des transferts :
- PSG : L'étoffe des euros
- Le tour de France des clubs
- L2 : La crise ... sauf pour Monaco
- Les pétrodollars font la loi 
- Le Top 5 des clubs acheteurs, le Top 5 des clubs vendeurs, le Top 10 des achats en L1, le Top 10 des ventes en L1, le Top 10 des clubs européens les plus dépensiers, le Top 10 des transferts européens...

lunedì 3 settembre 2012

TOTTI, UN BELLISSIMO ARTICOLO DELLA GAZZETTA CHE CONDIVIDO DALLA A ALLA ZETA


GASPORT (A. SCHIANCHI) - Aspettando i giovani, godiamoci questo signore di quasi 36 anni che affronta il suo ventunesimo campionato di Serie A:Francesco Totti incanta San Siro e «incarta» l'Inter alla faccia del nuovo che avanza e dei talenti che devono sbocciare. La prestazione di Totti è da studiare per chiunque abbia l'ambizione di diventare un calciatore. Nel 4-3-3 di Zeman lui si piazza a sinistra, nella linea d'attacco, corre, rientra, lancia, dribbla, recupera, inventa. La scena è tutta sua. Giù il cappello, perché nessuno credeva che Totti potesse adattarsi ai metodi boemi e alla rigidità tattica dell'allenatore: invece, siccome stiamo parlando di un fuoriclasse assoluto, ecco il capitano prendere per mano la squadra e decidere di spostarsi sul campo a seconda di come si sviluppano le azioni. In pratica, Totti interpreta in modo creativo il ruolo che Zeman gli appiccica addosso: ciò fa bene a lui e pure alla squadra. 
 
Tuttocampista Il segreto di Totti sta nell'anarchia. Parte a sinistra, scodella in mezzo all'area l'assist-gol per Florenzi (pallone telecomandato sulla testa!), nella ripresa si piazza al centro e vede il corridoio nel quale spedisce Osvaldo per il 2-1. La verità è che il numero 10 della Roma gioca da tuttocampista: né attaccante, né centrocampista, né rifinitore, ma tutte queste cose insieme. Soltanto i grandi riescono a interpretare il ruolo con tanta libertà e tanta efficacia: la Roma è di Totti, perlomeno quanto il grande Real era di Di Stefano o il grande Torino era di Valentino Mazzola. Uomini-squadra, leader, giocatori dai quali non si può prescindere. L'enfasi è giustificata dalla cifre: la partita di Totti racconta di 99 palloni toccati, il recordman della Roma, 2 passaggi filtranti, 7 lanci positivi, 3 cross, 2 sponde, 3 assist. E' sufficiente? La manovra offensiva della Roma è molto più pungente rispetto a quella dell'Inter. Nel complesso, in zona d'attacco, i giallorossi toccano 220 palloni, mentre i nerazzurri si fermano a quota 180. 
 
In attesa Manca velocità alla squadra di Stramaccioni e mancano le verticalizzazioni. Cassano non aiuta la costruzione della manovra, si piazza su un lato del campo (preferibilmente il sinistro) e aspetta il suggerimento. Nei 53 minuti giocati tocca 34 palloni, segna il gol del provvisorio 1-1 sfruttando una deviazione decisiva, ma incide pochissimo. Sono 4 i palloni persi, 2 i dribbling falliti, 3 i passaggi sbagliati su un totale di 14. Come dire: il miglior Cassano, in maglia nerazzurra, deve ancora «miracol mostrare». Restando in fiduciosa attesa, ripassiamoci l'abc del calcio. Ovviamente firmato da Totti.
03-09-2012

venerdì 24 agosto 2012

ABETE PETRUCCI E LO SFOGO DI CONTE

Perfettamente d'accordo con le dichiarazioni di Abete oggi e Petrucci ieri. Lo sfogo di Conte è comprensibile umanamente ma inaccettabile nel merito. Primo perché in conferenza stampa non ha aggiunto elementi concreti per discutere la sentenza (peraltro spiegata chiaramente ieri con la pubblicazione delle motivazioni). Secondo perché ha offeso i giudici sportivi quando ha parlato di un giudice "tifoso" e quando ha affermato che gli stessi sono "pappa e ciccia" con Carobbio. Le sentenze possono essere criticate ma vanno accettate nel rispetto di chi ha emesso il giudizio. In caso contrario, non resta che il deferimento.
Una osservazione supplementare. Conte si è scagliato contro il patteggiamento. Ha affermato che i tesserati subiscono le pressioni dei propri avvocati perché patteggino, al fine di limitare i danni. Ma se era così sicuro della propria innocenza, perché in un primo momento ha accettato di patteggiare? Altri hanno accettato il giudizio senza patteggiare. Molti sono stati condannati, ma qualcuno è stato anche prosciolto perché totalmente estraneo ai fatti. Allora? Visto che si è parlato di ricatti sui patteggiamenti, il ricatto di chi ha subito Conte, quello della giustizia sportiva o piuttosto quello del suo club attuale che - pur essendo totalmente estraneo alla vicenda - ha fatto la guerra a tutto e a tutti al solo scopo di riavere al più presto il proprio tecnico in panchina?

giovedì 23 agosto 2012

CONSIDERAZIONE SULLA DIFESA DI ANTONIO CONTE DI GIULIA BONGIORNO

Nella scoppiettante conferenza stampa di oggi, nel corso della quale Antonio Conte si è abbandonato ad un comprensibile sfogo dopo la conferma della sua squalifica, l'avvocato Giulia Bongiorno si è chiaramente lamentata del fatto che il processo sportivo non consente, come avviene in quello ordinario, di difendersi in aula, controinterrogare i pentiti, in sostanza far sì che si formi la prova della colpevolezza o dell'innocenza nel corso del dibattimento. Questo, però, è il segreto di pulcinella. Chi segue un po' le cose di sport sa che le procedure, le logiche e le tempistiche della giustizia sportiva sono totalmente differenti rispetto a quelle normali. Lo ribadisce per l'ennesima volta anche la sentenza della prima tranche del processo (quella di giugno). La riporto testualmente:


«Gran parte delle difese dei deferiti sollevano eccezioni e propongono istanze sulla base di un presupposto erroneo. Pretenderebbero infatti di applicare al procedimento sportivo
norme e principi propri dell’ordinamento penale. Nel processo penale, fondato sul sistema accusatorio, la prova si forma nel dibattimento. Al contrario nel procedimento sportivo ha valore pieno di prova quanto acquisito nella fase delle indagini o prima ancora dell’apertura di esse (ad esempio, i rapporti arbitrali che godono perfino di fede
privilegiata) o da indagini svolte in altro tipo di procedimento (ad esempio, atti inviati
dall’A.G.). Non può essere reclamata, pertanto, l’applicazione al presente procedimento
delle norme previste dal libro terzo del codice di procedura penale.
Il principio del contraddittorio si realizza nel rispetto delle forme previste dal CGS e non in base al codice di procedura penale che regola posizioni e diritti di tutt’altra natura e
rilevanza.
Come più volte ribadito in recenti decisioni del TNAS più avanti citate, lo standard
probatorio richiesto per pervenire alla dichiarazione di responsabilità a carico dell’incolpato è diverso da quello richiesto dal diritto penale ed è sufficiente un grado di certezza inferiore ottenuto sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti.»


Più chiaro di così si muore. Naturalmente uno può chiedere che la giustizia sportiva sia riformata. Anche io penso che debba esserlo. Ma finché rimarrà questa, occorre difendersi secondo gli strumenti, pochi o tanti che siano, che questa ti mette a disposizione. Forse per questo, nonostante la Bongiorno sia probabilmente il più bravo avvocato che ci sia oggi in Italia, forse sarebbe stato il caso di affidarsi ad un professionista esperto di diritto sportivo. Invece di lamentarsi in conferenza stampa. Se lo sfogo di Conte è comprensibile, quello degli avvocati, a mio avviso, lo è molto meno.












mercoledì 22 agosto 2012

SHEVCHENKO: L'ULTIMO CONTROPIEDE

L'articolo apparso su France Football dove parliamo della scelta di Shevchenko di abbandonare l'attività agonistica e dedicarsi alla politica.









mercoledì 11 luglio 2012

30 ANNI DA SPAGNA '82: PER SEMPRE IL MIO MONDIALE

Oggi si festeggia il trentennale della vittoria degli azzurri al Mundial del 1982. Non me ne vogliano Lippi e i ragazzi che si sono imposti nel 2006. Ma per me il vero Mundial resta quello di trenta anni fa. Perché?

Perché avevo 14 anni.
Perché l'Italia non vinceva da 44 anni ed ero convinto che forse non avrei mai festeggiato un Mondiale in vita mia.
Perché eravamo partiti per fare una figuraccia e ci siamo ritrovati un po' tutti eroi
Perché assieme ai miei amici ho festeggiato per mesi.
Perché da quella vittoria cominciò per il calcio italiano un periodo d'oro durato almeno 15 anni che ora è solo un pallido ricordo.
Perché Nando Martellini gridò per tre volte campioni del mondo e non avrebbe mai immaginato di provare le stesse emozioni di Nicolò Carosio nel '34 e nel '38
Perché il Santiago Bernabeu era tutto azzurro
Perché all'Argentina di Maradona e al Brasile di Zico, Falcao, Junior, Socrates, Cerezo etc etc non gliel'abbiamo fatta vedere.
Perché ancora si recitava Zoff, Gentile, Cabrini...
Perché Zoff era un mito, diventato poi negli anni amabile ed abituale interlocutore di interviste e conversazioni.
Perché da ragazzo Scirea l'ho conosciuto e il fatto che una persona così straordinaria se ne sia andata così presto mi fa ancora venire il magone.
Perché Bruno Conti era Marazico, in quel Mondiale è stato il più bravo e forte di tutti, perché li ha fatti impazzire...
Perché Paolo Rossi aveva molto da farsi perdonare e la buttava sempre dentro (ma come faceva con quel fisico...)
Perché io un centrocampista come Antognoni vorrei vederlo sempre giocare
Perché Zio Bergomi aveva pochissimi anni più di me e, anche se sembrava già vecchio, era un po' il simbolo dei ragazzi di tutta Italia.
Perché assieme a noi tifava Sandro Pertini: socialista, antifascista, l'uomo delle istituzioni più vicino alla gente che abbia mai visto, amante del calcio, uno che quando i nostri la buttavano dentro urlava come un matto mica come quelle statue di sale che aveva accanto, uno che amava i giovani. In una parola il più grande presidente che l'Italia abbia mai avuto.
Perché a 14 anni il calcio è sempre bello, straordinario, pulito, un susseguirsi di grandi storie di sport e di eroi. E così dovrebbe rimanere sempre....

lunedì 18 giugno 2012

Zeman : «Seguo quello che chiede il popolo ! »

Pubblicato su France Football il 19 giugno 2012

ANTONIO FELICI e ROBERTO NOTARIANNI    ANTONIO FELICI, a Pescara e Roma

E’ un artigiano con una reputazione immacolata. Un «orefice » nel suo genere, capace di capolavori partendo quasi da niente. Una referenza per i puristi del bel paese, e non solo. Ma non professa (per poco ancora…) nelle grandi metropoli. Per trovare la sua « bottega », ci si deve svegliare presto e puntare verso gli Appennini. Oltre 200 chilometri da Roma, tagliando la peninsola da Ovest ad Est. Sulla A14, bisogna uscire a Pescara-Nord e dopo qualche centinaio di metri avvicandosi ad una zona comerciale nuova di zecca, c’è una piccola strada che porta ad un parcheggio sterrato. Siamo arrivati a Zemanlandia ! E’ qui, al Centro Sportivo De Cecco di Poggio degli Ulivi, nella località di Città Sant’Angelo, 5 chilometri da Pescara, che ha « officiato » Zdenek Zeman per tutta la stagione 2011-12. Tre campi in erba sintetica (piu palestra e ristorante) per ideare la sua ultima creatura, il Pescara, appunto. Di questa squadra dal budget mini che sembrava destinata alla salvezza, lui ne ha fatto il campione di Serie B. E che campione : migliore attacco con 90 gol, +35 di differenza reti e 145 fra gol presi e segnati, altrettanti nuovi record per Zeman ! Senza dimenticare che un suo pupillo (Verratti) ha partecipato allo stage pre-Europeo della Nazionale di Prandelli. Questo Pescara è il capolavoro che ha richiamato Zeman all’attenzione dei big della Serie A. Del resto, siamo all’ultimo giorno del tecnico italiano di origine boema a Pescara e l’emozione è molto palpabile, fra i tifosi e anche fra i collaboratori del tecnico. In fine dei conti, Zeman, che si appresta a firmare per due anni con la Roma, è l’unico a rimanere imperturbabile.

 Mr.Zeman, il Pescara ha vinto il campionato con 90 gol (top Serie B dopo SPAL 1949-50, 95 reti) e una differenza reti di +35. Ha polverizzato il suo record personale di gol in una stagione ed eguagliato quello della differenza reti. E’ la migliore delle sue stagioni, il suo capolavoro?

 “Direi proprio di si. Questo è qualcosa di piu rispetto ad altre situazioni. Soprattutto perchè era la mia prima stagione in questa società. Le altre volte, magari c’era voluto piu tempo. Come al Foggia, dove le cose migliori sono arrivate al secondo anno. E non subito: nel girone di andata eravamo anche stati ultimi in classifica. Anche perché se la squadra si applicava non riusciva in campo a fare quello che si proponeva. »

 Sbarcando in Abruzzo nell’estate 2011, si imaginava un risultato così?

 « No. Perché la squadra era piena di giovani, e a causa di qualche cessione complessivamente si era indebolita. Ma le cose sono andato presto per il verso giusto. A Pescara ho trovato condizioni ideali per lavorare bene. Dal campo sportivo dove la squadra si allena che è ottimale. Poi perchè ho trovato un gruppo di qualità, fatto di undici under e undici altri già parecchio piu avanti con gli anni. I giovani si sono migliorati, i “vecchi” sono ringiovaniti !”

 C’è chi sostiene che oggi lei curi con maggiore attenzione la fase difensiva…

 «Ma non credo… Avvicinandosi al traguardo, i giocatori hanno sentito di più la responsabilità e sono stati particolarmente attenti. Di sicuro, nell’ arco del campionato abbiamo, vero, subiti molti gol, ma spesso a risultato acquisito, dopo cali di tensione comprensibili. Poi tanti altri gol causati da interpretazione discutibili da parte del guardalinee. » (divertito) « Per quanto riguarda i discorsi sul lavoro difensivo ed offensivo, non ne faccio un caso personale. Nel calcio esistono due fasi. Se chiedi al giocatore cosa preferisce fare quello risponde sempre: ‘’la fase offensiva’’. Quanto agli spettatori, secondo voi, cosa preferiscono ? La fase difensiva o offensiva ? Preferiscono vedere gol e spettacolo o qualcos’altro ? Evidentemente la squadra che va all’attacco piuttosto che i vari catenacci. Quindi seguo quello che dice e chiede il popolo !”

 E’ tornata Zemanlandia?

 “Io direi di si se si considera zemanlandia un calcio che fa spettacolo, che fa divertire. La gente si diverte quando vede i gol e quando vede qualche numero. Spero di averli accontentati.“

 Cosa c’è di simile e, al tempo stesso, di diverso rispetto al Foggia degli anni ’90? Nella costruzione ha seguito gli stessi metodi?

 “Come costruzione la squadra era abbastanza simile, anche se il Foggia era una squadra molto giovane, mentre a Pescara c’è anche gente di una certa età. Un’altra differenza è che in Puglia i giocatori erano quasi tutti di proprietà del Foggia, mentre qua molti in prestito…”

 I suoi detrattori, citando ad esempio Shalimov all’Inter, affermano che giocatori esplosi con lei incontrano poi delle difficoltà messi di fronte ad altri tipi di gioco…

 “Ma come si fa a sostenere questo ? Grazie alle mie squadre molti ragazzi sono arrivati in nazionale. Signori, Baiano, ma anche Rambaudi, Padalino, Di Matteo, Di Francesco e Fuser. E anche Chamot, diventato titolare nell’Argentina per parecchi anni e che mi ha seguito alla Lazio.”

 Quando lei si impose col Foggia dei miracoli era visto un po’ come un ufo, con quella sua idea di un gioco tutto di attacco. In una vecchia intervista anche suo zio Vycpalek, scherzando, disse che suo nipote era un po’ matto a voler fare quel tipo di gioco. Oggi si sono imposti allenatori come Guardiola, Bielsa ed altri che predicano un calcio di grande movimento che ha come obiettivo dichiarato quello di attaccare sempre. Si sente meno solo oggi?

 “Vent’anni fa non mi sentivo così solo perchè c’era il calcio di Sacchi. Vero che Sacchi facceva un gioco che partiva dall’organizzazione difensiva, ma comunque ha portato grandi novità. E comunque non ero un ufo. Sacchi lo era più di me quando era sbocciato, anni prima. Il gioco di Sacchi, basato sul collettivo, sulla collaborazione fra giocatori e la capacità di scambiarsi le posizioni, ma anche il pressing alto e la volontà di imporre il suo gioco nelle metà campo avversaria, era molto diverso dai canoni del calcio italiano.”

 Oggi non sono in molti a rivendicare l’eredità di Sacchi. E’ sorpreso ?

 “No. Anche perché nel passato sono stati in tanti a provare ad imitarlo ed hanno fallito. Non era cosa semplice applicare la sua filosofia in contesti diversi da quelli di Sacchi al Milan. Poi credo che uno non si debba accontentare di copiare gli altri, così non si va lontani. Devi andare avanti con le tue idee, la tua visione tattica.”

 Lei allena ad alti livelli da una ventina di anni. In questo periodo come giudica l’evoluzione tattica del calcio a livello internazionale?

 “Penso che, a parte poche eccezioni di squadre che cercano un certo tipo di calcio, come il Barcelona di Guardiola o la nazionale spagnola, tutte le altre stanno in campo soprattutto per non fare giocare l’avversario. E non sono affatto interessati a come giocano loro. Ad esempio il Chelsea che ha appena vinto la Champions o la stessa Inter del 2010. In questo senso penso che non ci sia stata un’evoluzione. Sono anche sorpreso perchè mi aspettavo che ci fossero più allenatori interessati a prendere strade diverse. »

 Un suo giocatore dei tempi della Lazio, Roberto Di Matteo, ha portato i Blues sul tetto d’Europa. Come giudica il suo percorso da allenatore e l’incredibile evoluzione di questa stagione che lo ha portato a vincere la Champions League?

 “Era un ragazzo serio, già da giocatore. Con tanta qualità. E penso anche come allenatore abbia i numeri per andare avanti. Il suo merito nella vittoria di Champions è stato quello di rigenerare alcuni giocatori chiave e di ridare stimoli a tutto il gruppo. Ha fatto tutto questo con la consapevolezza dei limiti della squadra. Ha giocato sulle debolezze degli altri, però ha vinto. Solo che per me non conta solo vincere. Il modo in cui si vince è altretanto importante per me.”

 Lei è in buona compagnia: Sacchi ha commentato la vittoria del Chelsea nello stesso modo: ’’contento per Roberto, ma a me non piacerebe vincere cosi…’’

 “Si, perché, piu che la vittoria in se, la mano dell’allenatore si vede nell’impronta che dà alla squadra. »

 Il Barcelona di Guardiola riesce a tenerle su il morale ?

 “Da alcuni anni è la squadra migliore al mondo. Va anche detto che ha molti fuoriclasse, particolarmente Messi. Per certi versi è molto dipendente dall’argentino. Per come vedo io il calcio fa troppo possesso palla. Ma devo dire che hanno pure le loro buone ragioni per fare il possesso palla e per verticalizzare poco. Va anche detto che quando si hanno giocotari di questo livello, abituati a giocare insieme da tanti anni, uno si può permettere tutto. »

 Guardiola ha sempre dichiarato di aver studiato in modo particolare i tecnici italiani. Condivide quello che si dice in genere, ossia che gli allenatori italiani sono i più completi e competenti con la loro cura maniacale dei dettagli?

 “Se quando si parla di organizazzione tattica, si pensa alla fase difensiva, al lavoro di copertura, a come fermare l’avversario, le sue fonti di gioco, sono, in effetti, da prendere ad esempio… »

 L’ex tecnico del Barcellona ha anche ammesso di aver studiato a lungo anche gli altri sport per la sua formazione come tecnico. Cosa ne pensa e qual è la sua esperienza in merito, ricordando che lei da giovane ha praticato un numero notevole di discipline sportive?

 “Io ho preso molto dalla pallacanestro, che ho osservato tanto da ragazzo a Praga, soprattutto per le sue fase di contropiede. E ho avuto la fortuna di praticare l’hockey ghiaccio che ha come caratteristica principale la verticalizzazione. La differenza col calcio è che non si gioca sul piede ma soprattutto sul movimento e sugli spazi, poco sul palleggio. A parte i due portieri, i giocatori si muovono tutti a tutto campo.”

 Cosa pensa del Real attuale di Mourinho e del modo di intendere il calcio del tecnico portoghese?

 “Questa è una squadra che non gioca sempre allo stesso modo, mentre il Barcelona recita quasi sempre lo stesso copione. Il Real è capasce di radicali cambiamenti, può fare sia una gara chiaramente difensiva e chiusa, sia avere un’impostazione estremamente offensiva. Riesce a cambiare con facilità, grazie pure a delle straordinarie individualità. »

 Dalla quasi totalità dei rappresentanti del mondo del calcio, comunque la si pensi sul suo conto, è considerato un grande maestro di calcio…

 “Mi fa piacere! Mi rendo conto che un allenatore non potrà mai mettere tutti d’accordo, ma mi fa molto piacere ricevere questi apprezzamenti. Evidentemente alla gente piace il tipo di calcio che faccio, anche se non a tutti.”

 Però che impatto! Zeman è sempre citato. Anche nella serie che France Football ha dedicato ai 30 grandi tecnici che hanno innovato la storia della storia del calcio lei c’è. Cosa pensa di aver lasciato, pur senza aver conquistato grandi titoli ai massimi livelli ?

 “Io ho un’opinione diversa rispetto alla maggioranza. Quasi tutti sono convinti che a vincere siano gli allenatori. Io invece penso che a vincere sono le società, e se uno non ha alle spalle una società forte è difficile ottenere dei titoli. E’ da vedere se certi allenatori che vincono nelle grande piazze, sarebbero capaci di farlo in realtà meno forti. Spesso accade che non vincano piu…”

 Quali erano i suoi maestri ?

 « A Praga, sia nelle giovanili dello Slavia che all’università, ho avuto la fortuna di conoscere allenatori e professori che mi hanno fatto capire e scoprire tante cose. Più in avanti, il mio grande modello nel calcio di alto livello è stato Stefan Kovacs. Aveva idee modernissime e un grande senso del collettivo. Come me veniva da una scuola calcistica che si chiamava ancora danubiana, dove già c’era l’idea del collettivo, di lavorare insieme. Solo che lì si giocava a ritmi bassi. Io ho voluto giocare ad altri ritmi, piu alti.”

 Come reagisce alla nuova ondata di scandali ? Che idea s’è fatto di questo ennesimo capitolo del calcioscommesse?

 “Questo discorso nasce da un problema di fondo. Nel senso che il calcio per molti è diventato solo un grande business. Di queste cose se ne è parlato a lungo, mi auguro che per una volta si decida di intervenire per fare un calcio diverso. Semmai mi sorprende un po’ che calciatori di primo piano si ritrovino in mezzo. Perchè capisco che il giocatore di serie C che non riceve da mesi lo stipendio possa avere delle tentazioni… sia chiaro non lo giustifico, anzi lo condanno, ma almeno lo capisco. Chi proprio non riesco a capire sono i giocatori famosi e ben pagati… Io ai ragazzi dico sempre: ‘’continuate a fare calcio per passione, anche ad alto livello. Non mettendo sempre il guadagno al primo piano. Il segreto è la passione. ” E’ il mio modesto contributo per provare a cambiare la mentalità. Prendete uno come Francesco Totti. Ecco un esempio di giocatore ha sempre vissuto il calcio allo stesso modo : quando era un giovane sconosciuto e oggi che è il fuoriclasse che conosciamo».

 Lei manda spesso messaggi di stima a Francesco Totti, venendone ricambiato con altrettanta stima e affetto.

« Si, abbiamo un buon rapporto. E dire che per molti anni non ci siamo visti per niente ! Ma si vede che ad entrambi è rimasta l’ottima impressione reciproca che abbiamo avuto quando abbiamo lavorato assieme ». 

Nel 1998, lei aveva fatto sensazione con le sue denuncie sul calcio nelle farmacie. Pensa di avere pagato per questo ? Ritiene che la sua carriera sia stata condizionata negativamente?

 “E’ quello che sostengono in molti. C’è stato un lungo periodo in cui sono stato contattato da tanti presidenti, anche di squadre importanti. Solo che un giorno mi cercavano e volevano parlare con me. Qualche giorno dopo cambiavano idea. Evidentemente un certo sistema ha prodotto una reazione quando nel ’98 ho cominciato a denunciare le cose che non andavano.”

 A detta di molti, il presidente Sensi molto a malincuore fu costretto a non rinnovarle il contratto. A suo dire, il Palazzo gli “impose” il suo allontanamento, altrimenti non gli sarebbe stato consentito di vincere il titolo. C’è qualcosa di vero in questa ricostruzione?

 “Io sono convinto di si. Sono convinto che gli sia stato proprio suggerito questo.

 E dopo lo scoppio di Calciopoli nel 2006 è cambiato qualcosa ?

 « I presidenti hanno continuato a chiamarmi spesso per poi sparire il giorno dopo…»

 Magari le cose sono cambiate un po’, visto che sta per tornare alla Roma…

 (la firma non è ancora ufficiale, Zeman si limita a sorridere, e riprende il discorso fatto prima) « Per tanto tempo mi sono chiesto come mai tanti dirigenti mi cercavano, parlavano bene di me e poi non mi faccevano lavorare ! » (una volta presentato a Trigoria, Zeman aggiungerà : « Voglio tanto bene alla Roma. Se il moi ritorno avesse messo questo club in difficoltà, non avrei firmato. Non mi considero, come ha affermato qualcuno, un Jedi che vuole fare trionfare il bene ovvunque, ma uno normale. L’obbiettivo è regalare emozioni e divertimento alla gente con un calcio che piace. »)

mercoledì 30 maggio 2012

Mercato Roma, ESCLUSIVO Felici: "Zeman ha voglia di stupire" RadioCalciomercato.it ha intervistato il corrispondente di France Football sul tecnico boemo

Uscito oggi su www.calciomercato.it Giacomo Auriemma MERCATO ROMA ESCLUSIVO FELICI SU ZEMAN / ROMA - Manca ormai pochissimo per la fumata bianca tra Zdenek Zeman e la Roma. Per parlare dell'imminente matrimonio tra il tecnico boemo e il club capitolino la redazione di 'RadioCalciomercato.it', web radio ufficiale di Calciomercato.it, ha contattato il corrispondente di France Football, Antonio Felici, che proprio questa mattina ha avuto modo di intervistare l'attuale tecnico del Pescara. FURTO ZEMAN - "Mi dispiace per il furto subito da Zdenek, perché mi sento responsabile avendolo trattenuto fino alle 13,30 di oggi. Quando l'ho incontrato io, era il ritratto della felicità. In questo momento credo possa anche ignorarla questa notizia, ha altro a cui pensare (ride, ndr)". INTERVISTA - "Siamo partiti dalla stagione strepitosa alla guida del Pescara, che all'inizio dell'anno era considerata da tutti come una squadra da quartieri bassi della classifica, per poi spaziare sulla visione di Zdenek del calcio internazionale. Alla fine si è discusso anche dei mali del calcio italiano. Personalmente ho spinto molto perché il mio giornale realizzasse questa intervista: Zeman è stato l'ispiratore del mio libro, intitolato "Le pagine nere del calcio". Infatti ho avuto modo di consegnargli una copia. Zeman non è stato banale, come al solito, e mi ha detto alcune cose a microfoni spenti non riferibili. Era soddisfatto del lavoro fatto a Pescara, ma più in generale felice. È esploso in un paio di risate clamorose e, conoscendo il personaggio, questa è già una notizia. Il tecnico boemo ha una grande qualità: quando lo intervisti, non parte direttamente con la risposta, ma ti fissa anche per 2-3 minuti per riflettere bene". MERCATO - "Da molti anni sento dire che Zeman non ami una campagna acquisti di livello assoluto: molte volte ho parlato con lui e mi ha rivelato il desiderio di arrivare a giocatori che poi si sono affermati. La Roma necessita di alcuni rinforzi, questo lo sappiamo tutti. Il massimo sarebbe Roma campione d'Italia, con Zeman in panchina e Baldini nelle vesti di direttore generale. Parleremmo di una vera rivelazione culturale, ma servono sforzi da parte della società capitolina. Oggi non abbiamo parlato di Roma, ma voglio dire una cosa: se, come ho sentito dire, Zeman ha chiesto garanzie tecniche alla società, ha fatto bene perché è un grandissimo allenatore. Ho visto comunque una persona motivata, con la voglia di stupire e di ottenere risultati importanti. C'è un grande desiderio di rivincita ed è giusto che Zdenek lo metta in atto con una squadra di livello".

ZEMAN VERSO LA ROMA

Uscito oggi su France Football Zeman en route pour la Roma Même si l'entraîneur italien d'origine praguoise n'a pu l'officialiser, Zdenek Zeman sera le prochain coach de l'AS Roma. (Photo Presse-Sports) Zdenek Zeman sera le prochain entraîneur de l'AS Roma. Rien n'a encore été signé, mais le technicien italien de soixante-cinq ans, et d'origine praguoise, a déjà donné son accord pour coacher les Giallorossi en 2012-13. Ce dernier a rencontré à plusieurs reprises Franco Baldini, le directeur général de la Roma, et l'officialisation n'est plus qu'une question de jours : vendredi ou samedi. Comme à leur habitude, les medias romains sont allés plus vite que la musique, annonçant carrément, au début de la présente semaine, une conférence de presse pour ce mercredi. A Pescara, une atmosphère de dernier jour de classe Aucune conférence de presse au centre d'entraînement du club de Pescara (centre de l'Italie), celui entraîné par Zeman cette saison et fraîchement promu en Serie A, mais une atmosphère de dernier jour de classe, avec énormément d'émotion. Celle des joueurs, mais aussi des supporters et des membres de l'encadrement du Pescara Calcio, parfois les larmes aux yeux. L'émotion de se dire que Zdenek Zeman - qui s'est évidemment montré évasif quand nous lui avons parlé de l'accord avec la Roma... - vivait là ces dernières heures dans les installations de Poggio degli Ulivi, à Città Sant'Angelo, situé à huit kilomètres de Pescara. Et qu'une superbe aventure prenait fin : douze mois à pratiquer un football champagne en Serie B, avec comme happy end une montée directe parmi l'élite en inscrivant la bagatelle de 90 buts ! «Avec Zeman, on prendra un plaisir fou» Zeman s'apprête donc à faire son retour dans la Ville Eternelle, lui qui a entraîné une première fois la Roma entre 1997 et 1999. Il succède à l'Espagnol Luis Enrique, parti au bout d'une saison sans être parvenu à qualifier la Louve pour une Coupe d'Europe (à moins de prochains rebondissements dans le scandale des matches truqués...). Les échos de l'imminente signature de Zeman ont porté à son comble l'excitation des tifosi de la Roma, qui ont gardé un excellent souvenir de lui et adhèrent pleinement à sa philosophie footballistique. «Avec Zeman, que la Roma soit compétitive ou non, on aura la garantie de prendre un plaisir fou en allant au stade», expliquait ce mercredi matin un supporter sur une radio romaine. Les fans de Pescara sont entièrement d'accord. C'est bien pour ça qu'ils l'ont salué avec mélancolie au terme de la dernière séance d'entraînement de la saison ce mercredi midi. Sa dernière à Poggio degli Ulivi. Roberto Notarianni et Antonio Felici, à Rome et Pescara

martedì 29 maggio 2012

ANTONIO FELICI A "MATTINA SPORT" SU RAI SPORT

Domani mattina, a partire dalle ore 8,00, Antonio Felici sarà ospite della trasmissione "Mattina Sport" in onda su RAI Sport. Si discuterà degli ultimi sviluppi del calcioscommesse e del libro Le pagine nere del calcio. In studio anche Vincenzo D'Amico.

martedì 22 maggio 2012

Abramovich se la gode grazie a Roberto Di Matteo


Pubblicato oggi su www.betpress.it

Il Chelsea vince a sorpresa la prima Champions League


PLAUSO AL NAPOLI
Il successo dei “Blues”
dà ulteriore valore
al cammino europeo dei partenopei che coronano l’ottima stagione 2011-12 sollevando la Coppa Italia.
Trionfo di Zeman: in
“A” col gioco e i risultati


Prima di volgere all’epilogo, la stagione calcistica, relativamente alle competizioni per club, ci ha regalato un week-end di forti emozioni. Sabato sera l’attenzione di tutti gli appassionati d’Europa si è concentrata su Monaco, dove è andato in scena l’atto finale della Champions League. L’esito ha ricordato quello vissuto allo stadio Olimpico di Roma ventotto anni fa, quando il club della capitale visse un dramma sportivo senza precedenti, perdendo ai rigori la finale davanti alla sua gente. E’ accaduto lo stesso al Bayern. I bavaresi avevano dalla loro i favori del pronostico, erano senza dubbio più forti, gran parte del pubblico tifava per loro, dell’Olympiastadion conoscevano ogni singola pietra. Eppure ha vinto il Chelsea. Soprattutto ha vinto Roberto Di Matteo, finito quasi per caso sulla panchina dei “Blues”. Dopo l’esonero di Villas Boas ha raccolto i cocci e nel giro di poche intense settimane ha portato il club di Abramovich prima alla vittoria dell’FA Cup, poi della tanto agognata Champions League, sfumata a Mosca quattro anni fa a causa del drammatico scivolone del capitano Terry al momento del calcio di rigore decisivo. E’ vero, Di Matteo ha fatto molto catenaccio. E’ vero, è stato sin troppo fortunato. Ma è stato bravo a ridare fiducia al gruppo dei “vecchi”, soprattutto a quel Didier Drogba che è stato l’autentico protagonista del trionfo. Davvero una bella storia di sport.
Il successo del Chelsea nobilita anche la stagione del Napoli. Proprio gli inglesi, infatti, hanno sancito la fine della splendida cavalcata partenopea nella più importante delle competizioni. Mazzarri e compagnia si sono rifatti domenica conquistando la Coppa Italia. Il Napoli non vinceva un trofeo dai tempi di Maradona. Stagione eccellente.
Un cenno finale vogliamo dedicarlo a Zdenek Zeman. Il suo Pescara torna in serie A assieme al Torino. Il boemo, dato per finito da molti, è risorto riproponendo sulle rive dell’Adriatico Zemanlandia, mettendo in mostro un gioco bellissimo, straordinariamente spettacolare e divertente. E dire che la società abruzzese gli aveva chiesto solo la salvezza!

lunedì 21 maggio 2012

ANTONIO FELICI PARTECIPA CON ANDREA ABODI (PRESIDENTE LEGA B) NELLA TRASMISSIONE MAPPERO'

Stanotte alle 00,50 (e in replica domani alle 12,05) andrà in onda la puntata di Mapperò su TV2000 (canale 28 del digitale terrestre), al quale partecipano Andrea Abodi (presidente della Lega B) e Antonio Felici (autore de "Le pagine nere del calcio"). La trasmissione è dedicata ai problemi attuali del calcio italiano, con particolare riferimento all'ultimo scandalo di Scommessopoli.

mercoledì 16 maggio 2012

venerdì 11 maggio 2012

Antonio Felici da Gigi Marzullo

Venerdì 27 novembre 2012 Antonio Felici è intervenuto nel programma l'Appuntamento di Gigi Marzullo, in onda su Rai 1. Nell'occasione ha presentato il libro "Le pagine nere del calcio".

LO SCUDETTO DELLA JUVE PORTA LA FIRMA DI CONTE

Pubblicato su Betpress l'8 maggio 2013 Al tecnico vanno i meriti principali per un successo indiscutibile Con una giornata di anticipo la Juventus ha vinto il suo ventottesimo scudetto. Un successo che ha un sapore particolare per il popolo bianconero che ha vissuto diverse traversie negli ultimi anni, a partire dallo scandalo di Calciopoli che ha causato la revoca di due scudetti e la retrocessione in B. Dopo alcuni tentativi clamorosamente falliti, la dirigenza bianconera quest’anno le ha azzeccate tutte. Ai due deludenti settimi posti delle stagioni precedenti ha fatto seguito questo trionfo assolutamente meritato. Posto che vittorie e sconfitte sono sempre frutto del merito o della colpa di tutte le componenti di un gruppo di lavoro, a nostro avviso il protagonista assoluto di questo successo è Antonio Conte. Il tecnico pugliese è riuscito innanzitutto ad incarnare appieno lo spirito juventino, favorito in questo dalla lunga e vincente militanza da giocatore nella Juventus. Come un autentico martello pneumatico Conte ha incalzato ogni giorno, allenamento dopo allenamento, i propri giocatori convincendoli del fatto che la vittoria si conquista lavorando ed impegnandosi dal primo minuto del ritiro estivo al novantesimo dell’ultima partita. L’insistere di Conte sulla determinazione e la concentrazione è un tratto peculiare del suo modo di allenare. Ma in questo caso anche una necessità determinata dalla consapevolezza che la Juventus non poteva vantare, rispetto al Milan, un identico potenziale tecnico. Se si guarda, per esempio, ai componenti della linea difensiva della squadra si trovano buoni giocatori ma nessun fuoriclasse. In attacco, poi, manca il bomber di livello internazionale, quello da venti gol e passa a stagione. Se con questi limiti di rosa Conte è riuscito a vincere significa che è riuscito a forgiare uno straordinario collettivo in cui il risultato finale è stato superiore alla somma delle qualità dei singoli. Un’orchestra che è riuscita anche a produrre un buon calcio, di livello spettacolare più che accettabile, caratterizzato anche - qui sta la sorpresa - da un notevole possesso palla. Non è un caso se la squadra, pur soffrendo in molte occasioni, è spesso riuscita ad avere la meglio su qualunque tipo di avversario ma soprattutto ad arrivare a novanta minuti dalla fine senza una sola sconfitta. Un record che, ne siamo sicuri, sarà destinato a rimanere scritto a lungo nella storia del nostro calcio.

venerdì 4 maggio 2012

Terzo posto: una bagarre così non s’era mai vista!

Pubblicato il 30 aprile su www.betpress.it Napoli, Udinese, Inter e Lazio tutte assieme a quota 55 punti Che meravigliosa incredibile bagarre! Alle spalle di Juventus e Milan il campionato sul piano tecnico è senza dubbio mediocre. Tuttavia, la clamorosa ammucchiata in zona Champions farà sì che fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata ci sarà suspance. D’altra parte giudicate voi. A tre giornate dalla fine il terzo posto è occupato addirittura da quattro squadre, tutte con gli stessi punti. Su questo tema la scorsa giornata di campionato ha detto molte cose. Tanto per cominciare ha sancito più o meno ufficialmente la caduta della Lazio. I romani nelle ultime quattro partite disputate hanno raccolto appena un punto, lasciando agli avversari ampi margini di recupero. A questo proposito, va sottolineata la performance dell’Udinese che, ad un certo punto, sembrava aver esaurito la propria spinta propulsiva e doversi accontentare di una più consona collocazione in Europa League. Invece i ragazzi di Guidolin hanno saputo reagire, soprattutto alla grave sconfitta interna patita dall’Inter. Ecco, l’Inter. Proprio i nerazzurri sono protagonisti della più clamorosa ripartenza di questo finale di campionato. Il merito va accreditato a Stramaccioni che, da quando ha preso in mano le rovine consegnategli da Ranieri, ha inanellato quattro vittorie e due pareggi per complessivi quattordici punti. Quanto basta per giocarsela fino alla fine. Del lotto delle pretendenti fa parte anche il Napoli che, contro la Roma, è stato bloccato sul pareggio in una strana gara che prima ha giocato male, pioi nella ripresa ha dominato, senza però riuscire a difendere la rimonta. Sembra che i ragazzi di Mazzarri possano recuperare un po’ di energie, dopo essersi lasciati alle spalle l’inevitabile contraccolpo psicologico determinato dall’eliminazione europea patita dopo aver disputato un’eccellente Champions League. Adesso l’obiettivo categorico di tutte e quattro è quello di vincere sempre. In fondo, si tratta di disputare una sorta di mini torneo. Al momento Inter e Napoli sembrano le squadre più accreditate. Soprattutto in considerazione del loro potenziale tecnico che da solo vale il terzo posto. Più defilata l’Udinese, anche se tutto sommato gode di un buon calendario. Ultima viene la Lazio che, a causa di una lunga catena di infortuni, è stata costretta a stringere i denti ma che adesso comincia a mostrare la corda.

Le spagnole a casa: la finale è Bayern-Chelsea

Pubblicato il 30 aprile su www.betpress.it Svuotate dalle fatiche fisiche e mentali del clasico, Real Madrid e Barcellona vanno incontro alla doppia clamorosa eliminazione Débacle della Spagna. Gran parte degli spettatori neutrali speravano nella finale tutta spagnola tra Barcellona e Real Madrid. Niente da fare: la Champions League se la giocheranno Bayern e Chelsea. Anche se le modalità dell’eliminazione delle squadre di Guardiola e Mourinho sono molto diverse. c’è un filo rosso che lega questi due fallimenti europei: il clasico. Si perché il fatto che la gara che decide la supremazia in Spagna nella Liga sia capitata esattamente a metà tra andata e ritorno delle semifinali ha pesato moltissimo. Al di là della bravura tattica dei rispettivi avversari, infatti, è stata soprattutto la mancanza di energie e di lucidità a risultare fatale. Per molti versi l’eliminazione del Barcellona ha dell’incredibile. Ma tutto sommato, per quanto paradossale possa sembrare, può essere considerata giusta. I catalani, infatti, nelle due partite hanno gettato al vento tonnellate di occasioni da gol e, al tempo stesso, hanno compiuto una serie di gravi errori difensivi. Se nei centottanta minuti il Chelsea ha fatto tre tiri ed altrettanti gol è soprattutto demerito degli uomini di Guardiola. Certo, Di Matteo ha fatto due gare di esclusivo contenimento ma ha dimostrato di aver applicato un insegnamento già impartito da Inter e Milan: questo Barça si può battere solo così. Poco da discutere anche sull’eliminazione del Real Madrid. A dispetto della doppietta di Ronaldo messa a segno nel primo quarto d’ora, il Bayern si è fatto preferire di gran lunga per qualità di gioco, assetto tattico e numero di palle gol costruite. La truppa di Heynckes la finale casalinga di Monaco l’ha meritata davvero. Adesso il 19 maggio il Bayern affronterà la partita dell’anno da favorito assoluto. Occhio al Chelsea, però. Sottovalutarlo sarebbe un errore.