sabato 19 gennaio 2013

DOPING NEL CALCIO: IL GIUDICE GUARINIELLO RISPONDE AD ANTONIO FELICI

Come giudica, invece, le inchieste sul doping nel calcio? “Difficile dire quanto doping esista nel calcio. Uno può dirlo solo al termine di un’indagine. In questo senso, non è che se ne facciano molte e gli elementi per giudicare sono pochi. Quello che posso dire è che il doping è molto avanzato mentre spesso i metodi utilizzati per scoprirlo sono antiquati. Grandi strutture sportive, con molte risorse economiche a disposizione, sanno bene come sfuggire a questi controlli. Servirebbe un’attività di investigazione giudiziaria molto più intensa per poter scoprire davvero cosa accade. Serve più giustizia penale. Ricorda il caso dei laboratori antidoping del Coni? Venivano effettuati migliaia di controlli e mai un caso di positività. Dopo lo scoppio dello scandalo, improvvisamente si scoprirono numerosi casi di positività al nandrolone. Poi di nuovo più niente. Segno che i sistemi per accertare il doping non sono efficaci. ”. Ripensando alla sua inchiesta, cosa sappiamo della relazione tra calcio e sla? “Penso che ne sappiamo ancora troppo poco. Sarebbe estremamente utile sapere che relazione esista tra calcio e Sla anche in altri paesi. Servirebbe che indagini simili alla nostra venissero fatte altrove. Balgio, Francia, Inghilterra, Spagna e così via. Ma pare che nessuno in questi paesi indaghi in questa direzione. Purtroppo le organizzazioni internazionali non prendono iniziative. Ho più volte segnalato il problema a Fifa e Uefa ma senza troppi risultati. Ho notato una notevole resistenza. Molti pensano che si voglia criminalizzare il calcio. Ma non è questo. Si tratta di un fenomeno epidemiologico e per questo va indagato. Nel calcio, poi, esiste quello che io definisco “doping scientifico”. Nel senso che non si utilizzano semplicemente i farmaci inseriti nella lista di quelli proibiti. Al contrario, sono così intelligenti e raffinati da utilizzare solo farmaci autorizzati ma che usati opportunamente consentono di ottenere lo stesso effetto del doping. Per individuare queste pratiche e per valutare l’impatto sulla salute degli atleti, ancora una volta, servono metodi di indagine diversi, più sofisticati”. Cosa pensa dell’atteggiamento generalmente infastidito che hanno i protagonisti del mondo del calcio nei confronti di questo tema? “Penso che sia normale. Prenda il caso dell’Ilva di Taranto. Tutti gli studi dimostrano che la presenza di quella fabbrica ha una ricaduta molto grave sulla salute degli abitanti di quella città. Eppure i lavoratori manifestano e protestano contro la sua chiusura, vogliono mantenere il posto di lavoro. Nello sport siamo ad un livello molto diverso. Ma anche i calciatori tengono molto al loro lavoro, alla visibilità, al successo, ai soldi. Quindi reagiscono male a queste indagini e collaborano poco. Non li giustifico però li capisco”. N.B. L'intervista completa la trovate al link: http://www.antoniofelici.it/2013/01/idee-choc-intervista-raffaele.html

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