lunedì 18 giugno 2012

Zeman : «Seguo quello che chiede il popolo ! »

Pubblicato su France Football il 19 giugno 2012

ANTONIO FELICI e ROBERTO NOTARIANNI    ANTONIO FELICI, a Pescara e Roma

E’ un artigiano con una reputazione immacolata. Un «orefice » nel suo genere, capace di capolavori partendo quasi da niente. Una referenza per i puristi del bel paese, e non solo. Ma non professa (per poco ancora…) nelle grandi metropoli. Per trovare la sua « bottega », ci si deve svegliare presto e puntare verso gli Appennini. Oltre 200 chilometri da Roma, tagliando la peninsola da Ovest ad Est. Sulla A14, bisogna uscire a Pescara-Nord e dopo qualche centinaio di metri avvicandosi ad una zona comerciale nuova di zecca, c’è una piccola strada che porta ad un parcheggio sterrato. Siamo arrivati a Zemanlandia ! E’ qui, al Centro Sportivo De Cecco di Poggio degli Ulivi, nella località di Città Sant’Angelo, 5 chilometri da Pescara, che ha « officiato » Zdenek Zeman per tutta la stagione 2011-12. Tre campi in erba sintetica (piu palestra e ristorante) per ideare la sua ultima creatura, il Pescara, appunto. Di questa squadra dal budget mini che sembrava destinata alla salvezza, lui ne ha fatto il campione di Serie B. E che campione : migliore attacco con 90 gol, +35 di differenza reti e 145 fra gol presi e segnati, altrettanti nuovi record per Zeman ! Senza dimenticare che un suo pupillo (Verratti) ha partecipato allo stage pre-Europeo della Nazionale di Prandelli. Questo Pescara è il capolavoro che ha richiamato Zeman all’attenzione dei big della Serie A. Del resto, siamo all’ultimo giorno del tecnico italiano di origine boema a Pescara e l’emozione è molto palpabile, fra i tifosi e anche fra i collaboratori del tecnico. In fine dei conti, Zeman, che si appresta a firmare per due anni con la Roma, è l’unico a rimanere imperturbabile.

 Mr.Zeman, il Pescara ha vinto il campionato con 90 gol (top Serie B dopo SPAL 1949-50, 95 reti) e una differenza reti di +35. Ha polverizzato il suo record personale di gol in una stagione ed eguagliato quello della differenza reti. E’ la migliore delle sue stagioni, il suo capolavoro?

 “Direi proprio di si. Questo è qualcosa di piu rispetto ad altre situazioni. Soprattutto perchè era la mia prima stagione in questa società. Le altre volte, magari c’era voluto piu tempo. Come al Foggia, dove le cose migliori sono arrivate al secondo anno. E non subito: nel girone di andata eravamo anche stati ultimi in classifica. Anche perché se la squadra si applicava non riusciva in campo a fare quello che si proponeva. »

 Sbarcando in Abruzzo nell’estate 2011, si imaginava un risultato così?

 « No. Perché la squadra era piena di giovani, e a causa di qualche cessione complessivamente si era indebolita. Ma le cose sono andato presto per il verso giusto. A Pescara ho trovato condizioni ideali per lavorare bene. Dal campo sportivo dove la squadra si allena che è ottimale. Poi perchè ho trovato un gruppo di qualità, fatto di undici under e undici altri già parecchio piu avanti con gli anni. I giovani si sono migliorati, i “vecchi” sono ringiovaniti !”

 C’è chi sostiene che oggi lei curi con maggiore attenzione la fase difensiva…

 «Ma non credo… Avvicinandosi al traguardo, i giocatori hanno sentito di più la responsabilità e sono stati particolarmente attenti. Di sicuro, nell’ arco del campionato abbiamo, vero, subiti molti gol, ma spesso a risultato acquisito, dopo cali di tensione comprensibili. Poi tanti altri gol causati da interpretazione discutibili da parte del guardalinee. » (divertito) « Per quanto riguarda i discorsi sul lavoro difensivo ed offensivo, non ne faccio un caso personale. Nel calcio esistono due fasi. Se chiedi al giocatore cosa preferisce fare quello risponde sempre: ‘’la fase offensiva’’. Quanto agli spettatori, secondo voi, cosa preferiscono ? La fase difensiva o offensiva ? Preferiscono vedere gol e spettacolo o qualcos’altro ? Evidentemente la squadra che va all’attacco piuttosto che i vari catenacci. Quindi seguo quello che dice e chiede il popolo !”

 E’ tornata Zemanlandia?

 “Io direi di si se si considera zemanlandia un calcio che fa spettacolo, che fa divertire. La gente si diverte quando vede i gol e quando vede qualche numero. Spero di averli accontentati.“

 Cosa c’è di simile e, al tempo stesso, di diverso rispetto al Foggia degli anni ’90? Nella costruzione ha seguito gli stessi metodi?

 “Come costruzione la squadra era abbastanza simile, anche se il Foggia era una squadra molto giovane, mentre a Pescara c’è anche gente di una certa età. Un’altra differenza è che in Puglia i giocatori erano quasi tutti di proprietà del Foggia, mentre qua molti in prestito…”

 I suoi detrattori, citando ad esempio Shalimov all’Inter, affermano che giocatori esplosi con lei incontrano poi delle difficoltà messi di fronte ad altri tipi di gioco…

 “Ma come si fa a sostenere questo ? Grazie alle mie squadre molti ragazzi sono arrivati in nazionale. Signori, Baiano, ma anche Rambaudi, Padalino, Di Matteo, Di Francesco e Fuser. E anche Chamot, diventato titolare nell’Argentina per parecchi anni e che mi ha seguito alla Lazio.”

 Quando lei si impose col Foggia dei miracoli era visto un po’ come un ufo, con quella sua idea di un gioco tutto di attacco. In una vecchia intervista anche suo zio Vycpalek, scherzando, disse che suo nipote era un po’ matto a voler fare quel tipo di gioco. Oggi si sono imposti allenatori come Guardiola, Bielsa ed altri che predicano un calcio di grande movimento che ha come obiettivo dichiarato quello di attaccare sempre. Si sente meno solo oggi?

 “Vent’anni fa non mi sentivo così solo perchè c’era il calcio di Sacchi. Vero che Sacchi facceva un gioco che partiva dall’organizzazione difensiva, ma comunque ha portato grandi novità. E comunque non ero un ufo. Sacchi lo era più di me quando era sbocciato, anni prima. Il gioco di Sacchi, basato sul collettivo, sulla collaborazione fra giocatori e la capacità di scambiarsi le posizioni, ma anche il pressing alto e la volontà di imporre il suo gioco nelle metà campo avversaria, era molto diverso dai canoni del calcio italiano.”

 Oggi non sono in molti a rivendicare l’eredità di Sacchi. E’ sorpreso ?

 “No. Anche perché nel passato sono stati in tanti a provare ad imitarlo ed hanno fallito. Non era cosa semplice applicare la sua filosofia in contesti diversi da quelli di Sacchi al Milan. Poi credo che uno non si debba accontentare di copiare gli altri, così non si va lontani. Devi andare avanti con le tue idee, la tua visione tattica.”

 Lei allena ad alti livelli da una ventina di anni. In questo periodo come giudica l’evoluzione tattica del calcio a livello internazionale?

 “Penso che, a parte poche eccezioni di squadre che cercano un certo tipo di calcio, come il Barcelona di Guardiola o la nazionale spagnola, tutte le altre stanno in campo soprattutto per non fare giocare l’avversario. E non sono affatto interessati a come giocano loro. Ad esempio il Chelsea che ha appena vinto la Champions o la stessa Inter del 2010. In questo senso penso che non ci sia stata un’evoluzione. Sono anche sorpreso perchè mi aspettavo che ci fossero più allenatori interessati a prendere strade diverse. »

 Un suo giocatore dei tempi della Lazio, Roberto Di Matteo, ha portato i Blues sul tetto d’Europa. Come giudica il suo percorso da allenatore e l’incredibile evoluzione di questa stagione che lo ha portato a vincere la Champions League?

 “Era un ragazzo serio, già da giocatore. Con tanta qualità. E penso anche come allenatore abbia i numeri per andare avanti. Il suo merito nella vittoria di Champions è stato quello di rigenerare alcuni giocatori chiave e di ridare stimoli a tutto il gruppo. Ha fatto tutto questo con la consapevolezza dei limiti della squadra. Ha giocato sulle debolezze degli altri, però ha vinto. Solo che per me non conta solo vincere. Il modo in cui si vince è altretanto importante per me.”

 Lei è in buona compagnia: Sacchi ha commentato la vittoria del Chelsea nello stesso modo: ’’contento per Roberto, ma a me non piacerebe vincere cosi…’’

 “Si, perché, piu che la vittoria in se, la mano dell’allenatore si vede nell’impronta che dà alla squadra. »

 Il Barcelona di Guardiola riesce a tenerle su il morale ?

 “Da alcuni anni è la squadra migliore al mondo. Va anche detto che ha molti fuoriclasse, particolarmente Messi. Per certi versi è molto dipendente dall’argentino. Per come vedo io il calcio fa troppo possesso palla. Ma devo dire che hanno pure le loro buone ragioni per fare il possesso palla e per verticalizzare poco. Va anche detto che quando si hanno giocotari di questo livello, abituati a giocare insieme da tanti anni, uno si può permettere tutto. »

 Guardiola ha sempre dichiarato di aver studiato in modo particolare i tecnici italiani. Condivide quello che si dice in genere, ossia che gli allenatori italiani sono i più completi e competenti con la loro cura maniacale dei dettagli?

 “Se quando si parla di organizazzione tattica, si pensa alla fase difensiva, al lavoro di copertura, a come fermare l’avversario, le sue fonti di gioco, sono, in effetti, da prendere ad esempio… »

 L’ex tecnico del Barcellona ha anche ammesso di aver studiato a lungo anche gli altri sport per la sua formazione come tecnico. Cosa ne pensa e qual è la sua esperienza in merito, ricordando che lei da giovane ha praticato un numero notevole di discipline sportive?

 “Io ho preso molto dalla pallacanestro, che ho osservato tanto da ragazzo a Praga, soprattutto per le sue fase di contropiede. E ho avuto la fortuna di praticare l’hockey ghiaccio che ha come caratteristica principale la verticalizzazione. La differenza col calcio è che non si gioca sul piede ma soprattutto sul movimento e sugli spazi, poco sul palleggio. A parte i due portieri, i giocatori si muovono tutti a tutto campo.”

 Cosa pensa del Real attuale di Mourinho e del modo di intendere il calcio del tecnico portoghese?

 “Questa è una squadra che non gioca sempre allo stesso modo, mentre il Barcelona recita quasi sempre lo stesso copione. Il Real è capasce di radicali cambiamenti, può fare sia una gara chiaramente difensiva e chiusa, sia avere un’impostazione estremamente offensiva. Riesce a cambiare con facilità, grazie pure a delle straordinarie individualità. »

 Dalla quasi totalità dei rappresentanti del mondo del calcio, comunque la si pensi sul suo conto, è considerato un grande maestro di calcio…

 “Mi fa piacere! Mi rendo conto che un allenatore non potrà mai mettere tutti d’accordo, ma mi fa molto piacere ricevere questi apprezzamenti. Evidentemente alla gente piace il tipo di calcio che faccio, anche se non a tutti.”

 Però che impatto! Zeman è sempre citato. Anche nella serie che France Football ha dedicato ai 30 grandi tecnici che hanno innovato la storia della storia del calcio lei c’è. Cosa pensa di aver lasciato, pur senza aver conquistato grandi titoli ai massimi livelli ?

 “Io ho un’opinione diversa rispetto alla maggioranza. Quasi tutti sono convinti che a vincere siano gli allenatori. Io invece penso che a vincere sono le società, e se uno non ha alle spalle una società forte è difficile ottenere dei titoli. E’ da vedere se certi allenatori che vincono nelle grande piazze, sarebbero capaci di farlo in realtà meno forti. Spesso accade che non vincano piu…”

 Quali erano i suoi maestri ?

 « A Praga, sia nelle giovanili dello Slavia che all’università, ho avuto la fortuna di conoscere allenatori e professori che mi hanno fatto capire e scoprire tante cose. Più in avanti, il mio grande modello nel calcio di alto livello è stato Stefan Kovacs. Aveva idee modernissime e un grande senso del collettivo. Come me veniva da una scuola calcistica che si chiamava ancora danubiana, dove già c’era l’idea del collettivo, di lavorare insieme. Solo che lì si giocava a ritmi bassi. Io ho voluto giocare ad altri ritmi, piu alti.”

 Come reagisce alla nuova ondata di scandali ? Che idea s’è fatto di questo ennesimo capitolo del calcioscommesse?

 “Questo discorso nasce da un problema di fondo. Nel senso che il calcio per molti è diventato solo un grande business. Di queste cose se ne è parlato a lungo, mi auguro che per una volta si decida di intervenire per fare un calcio diverso. Semmai mi sorprende un po’ che calciatori di primo piano si ritrovino in mezzo. Perchè capisco che il giocatore di serie C che non riceve da mesi lo stipendio possa avere delle tentazioni… sia chiaro non lo giustifico, anzi lo condanno, ma almeno lo capisco. Chi proprio non riesco a capire sono i giocatori famosi e ben pagati… Io ai ragazzi dico sempre: ‘’continuate a fare calcio per passione, anche ad alto livello. Non mettendo sempre il guadagno al primo piano. Il segreto è la passione. ” E’ il mio modesto contributo per provare a cambiare la mentalità. Prendete uno come Francesco Totti. Ecco un esempio di giocatore ha sempre vissuto il calcio allo stesso modo : quando era un giovane sconosciuto e oggi che è il fuoriclasse che conosciamo».

 Lei manda spesso messaggi di stima a Francesco Totti, venendone ricambiato con altrettanta stima e affetto.

« Si, abbiamo un buon rapporto. E dire che per molti anni non ci siamo visti per niente ! Ma si vede che ad entrambi è rimasta l’ottima impressione reciproca che abbiamo avuto quando abbiamo lavorato assieme ». 

Nel 1998, lei aveva fatto sensazione con le sue denuncie sul calcio nelle farmacie. Pensa di avere pagato per questo ? Ritiene che la sua carriera sia stata condizionata negativamente?

 “E’ quello che sostengono in molti. C’è stato un lungo periodo in cui sono stato contattato da tanti presidenti, anche di squadre importanti. Solo che un giorno mi cercavano e volevano parlare con me. Qualche giorno dopo cambiavano idea. Evidentemente un certo sistema ha prodotto una reazione quando nel ’98 ho cominciato a denunciare le cose che non andavano.”

 A detta di molti, il presidente Sensi molto a malincuore fu costretto a non rinnovarle il contratto. A suo dire, il Palazzo gli “impose” il suo allontanamento, altrimenti non gli sarebbe stato consentito di vincere il titolo. C’è qualcosa di vero in questa ricostruzione?

 “Io sono convinto di si. Sono convinto che gli sia stato proprio suggerito questo.

 E dopo lo scoppio di Calciopoli nel 2006 è cambiato qualcosa ?

 « I presidenti hanno continuato a chiamarmi spesso per poi sparire il giorno dopo…»

 Magari le cose sono cambiate un po’, visto che sta per tornare alla Roma…

 (la firma non è ancora ufficiale, Zeman si limita a sorridere, e riprende il discorso fatto prima) « Per tanto tempo mi sono chiesto come mai tanti dirigenti mi cercavano, parlavano bene di me e poi non mi faccevano lavorare ! » (una volta presentato a Trigoria, Zeman aggiungerà : « Voglio tanto bene alla Roma. Se il moi ritorno avesse messo questo club in difficoltà, non avrei firmato. Non mi considero, come ha affermato qualcuno, un Jedi che vuole fare trionfare il bene ovvunque, ma uno normale. L’obbiettivo è regalare emozioni e divertimento alla gente con un calcio che piace. »)

sabato 9 giugno 2012

FRANCE FOOTBALL: TOTTI, ETERNAMENTE ROMA

giovedì 7 giugno 2012

SPECIALE DI FRANCE FOOTBALL SULL'UCRAINA PAESE OSPITANTE DI EURO 2012

mercoledì 30 maggio 2012

Mercato Roma, ESCLUSIVO Felici: "Zeman ha voglia di stupire" RadioCalciomercato.it ha intervistato il corrispondente di France Football sul tecnico boemo

Uscito oggi su www.calciomercato.it Giacomo Auriemma MERCATO ROMA ESCLUSIVO FELICI SU ZEMAN / ROMA - Manca ormai pochissimo per la fumata bianca tra Zdenek Zeman e la Roma. Per parlare dell'imminente matrimonio tra il tecnico boemo e il club capitolino la redazione di 'RadioCalciomercato.it', web radio ufficiale di Calciomercato.it, ha contattato il corrispondente di France Football, Antonio Felici, che proprio questa mattina ha avuto modo di intervistare l'attuale tecnico del Pescara. FURTO ZEMAN - "Mi dispiace per il furto subito da Zdenek, perché mi sento responsabile avendolo trattenuto fino alle 13,30 di oggi. Quando l'ho incontrato io, era il ritratto della felicità. In questo momento credo possa anche ignorarla questa notizia, ha altro a cui pensare (ride, ndr)". INTERVISTA - "Siamo partiti dalla stagione strepitosa alla guida del Pescara, che all'inizio dell'anno era considerata da tutti come una squadra da quartieri bassi della classifica, per poi spaziare sulla visione di Zdenek del calcio internazionale. Alla fine si è discusso anche dei mali del calcio italiano. Personalmente ho spinto molto perché il mio giornale realizzasse questa intervista: Zeman è stato l'ispiratore del mio libro, intitolato "Le pagine nere del calcio". Infatti ho avuto modo di consegnargli una copia. Zeman non è stato banale, come al solito, e mi ha detto alcune cose a microfoni spenti non riferibili. Era soddisfatto del lavoro fatto a Pescara, ma più in generale felice. È esploso in un paio di risate clamorose e, conoscendo il personaggio, questa è già una notizia. Il tecnico boemo ha una grande qualità: quando lo intervisti, non parte direttamente con la risposta, ma ti fissa anche per 2-3 minuti per riflettere bene". MERCATO - "Da molti anni sento dire che Zeman non ami una campagna acquisti di livello assoluto: molte volte ho parlato con lui e mi ha rivelato il desiderio di arrivare a giocatori che poi si sono affermati. La Roma necessita di alcuni rinforzi, questo lo sappiamo tutti. Il massimo sarebbe Roma campione d'Italia, con Zeman in panchina e Baldini nelle vesti di direttore generale. Parleremmo di una vera rivelazione culturale, ma servono sforzi da parte della società capitolina. Oggi non abbiamo parlato di Roma, ma voglio dire una cosa: se, come ho sentito dire, Zeman ha chiesto garanzie tecniche alla società, ha fatto bene perché è un grandissimo allenatore. Ho visto comunque una persona motivata, con la voglia di stupire e di ottenere risultati importanti. C'è un grande desiderio di rivincita ed è giusto che Zdenek lo metta in atto con una squadra di livello".

ZEMAN VERSO LA ROMA

Uscito oggi su France Football Zeman en route pour la Roma Même si l'entraîneur italien d'origine praguoise n'a pu l'officialiser, Zdenek Zeman sera le prochain coach de l'AS Roma. (Photo Presse-Sports) Zdenek Zeman sera le prochain entraîneur de l'AS Roma. Rien n'a encore été signé, mais le technicien italien de soixante-cinq ans, et d'origine praguoise, a déjà donné son accord pour coacher les Giallorossi en 2012-13. Ce dernier a rencontré à plusieurs reprises Franco Baldini, le directeur général de la Roma, et l'officialisation n'est plus qu'une question de jours : vendredi ou samedi. Comme à leur habitude, les medias romains sont allés plus vite que la musique, annonçant carrément, au début de la présente semaine, une conférence de presse pour ce mercredi. A Pescara, une atmosphère de dernier jour de classe Aucune conférence de presse au centre d'entraînement du club de Pescara (centre de l'Italie), celui entraîné par Zeman cette saison et fraîchement promu en Serie A, mais une atmosphère de dernier jour de classe, avec énormément d'émotion. Celle des joueurs, mais aussi des supporters et des membres de l'encadrement du Pescara Calcio, parfois les larmes aux yeux. L'émotion de se dire que Zdenek Zeman - qui s'est évidemment montré évasif quand nous lui avons parlé de l'accord avec la Roma... - vivait là ces dernières heures dans les installations de Poggio degli Ulivi, à Città Sant'Angelo, situé à huit kilomètres de Pescara. Et qu'une superbe aventure prenait fin : douze mois à pratiquer un football champagne en Serie B, avec comme happy end une montée directe parmi l'élite en inscrivant la bagatelle de 90 buts ! «Avec Zeman, on prendra un plaisir fou» Zeman s'apprête donc à faire son retour dans la Ville Eternelle, lui qui a entraîné une première fois la Roma entre 1997 et 1999. Il succède à l'Espagnol Luis Enrique, parti au bout d'une saison sans être parvenu à qualifier la Louve pour une Coupe d'Europe (à moins de prochains rebondissements dans le scandale des matches truqués...). Les échos de l'imminente signature de Zeman ont porté à son comble l'excitation des tifosi de la Roma, qui ont gardé un excellent souvenir de lui et adhèrent pleinement à sa philosophie footballistique. «Avec Zeman, que la Roma soit compétitive ou non, on aura la garantie de prendre un plaisir fou en allant au stade», expliquait ce mercredi matin un supporter sur une radio romaine. Les fans de Pescara sont entièrement d'accord. C'est bien pour ça qu'ils l'ont salué avec mélancolie au terme de la dernière séance d'entraînement de la saison ce mercredi midi. Sa dernière à Poggio degli Ulivi. Roberto Notarianni et Antonio Felici, à Rome et Pescara

martedì 29 maggio 2012

ANTONIO FELICI A "MATTINA SPORT" SU RAI SPORT

Domani mattina, a partire dalle ore 8,00, Antonio Felici sarà ospite della trasmissione "Mattina Sport" in onda su RAI Sport. Si discuterà degli ultimi sviluppi del calcioscommesse e del libro Le pagine nere del calcio. In studio anche Vincenzo D'Amico.

martedì 22 maggio 2012

Abramovich se la gode grazie a Roberto Di Matteo


Pubblicato oggi su www.betpress.it

Il Chelsea vince a sorpresa la prima Champions League


PLAUSO AL NAPOLI
Il successo dei “Blues”
dà ulteriore valore
al cammino europeo dei partenopei che coronano l’ottima stagione 2011-12 sollevando la Coppa Italia.
Trionfo di Zeman: in
“A” col gioco e i risultati


Prima di volgere all’epilogo, la stagione calcistica, relativamente alle competizioni per club, ci ha regalato un week-end di forti emozioni. Sabato sera l’attenzione di tutti gli appassionati d’Europa si è concentrata su Monaco, dove è andato in scena l’atto finale della Champions League. L’esito ha ricordato quello vissuto allo stadio Olimpico di Roma ventotto anni fa, quando il club della capitale visse un dramma sportivo senza precedenti, perdendo ai rigori la finale davanti alla sua gente. E’ accaduto lo stesso al Bayern. I bavaresi avevano dalla loro i favori del pronostico, erano senza dubbio più forti, gran parte del pubblico tifava per loro, dell’Olympiastadion conoscevano ogni singola pietra. Eppure ha vinto il Chelsea. Soprattutto ha vinto Roberto Di Matteo, finito quasi per caso sulla panchina dei “Blues”. Dopo l’esonero di Villas Boas ha raccolto i cocci e nel giro di poche intense settimane ha portato il club di Abramovich prima alla vittoria dell’FA Cup, poi della tanto agognata Champions League, sfumata a Mosca quattro anni fa a causa del drammatico scivolone del capitano Terry al momento del calcio di rigore decisivo. E’ vero, Di Matteo ha fatto molto catenaccio. E’ vero, è stato sin troppo fortunato. Ma è stato bravo a ridare fiducia al gruppo dei “vecchi”, soprattutto a quel Didier Drogba che è stato l’autentico protagonista del trionfo. Davvero una bella storia di sport.
Il successo del Chelsea nobilita anche la stagione del Napoli. Proprio gli inglesi, infatti, hanno sancito la fine della splendida cavalcata partenopea nella più importante delle competizioni. Mazzarri e compagnia si sono rifatti domenica conquistando la Coppa Italia. Il Napoli non vinceva un trofeo dai tempi di Maradona. Stagione eccellente.
Un cenno finale vogliamo dedicarlo a Zdenek Zeman. Il suo Pescara torna in serie A assieme al Torino. Il boemo, dato per finito da molti, è risorto riproponendo sulle rive dell’Adriatico Zemanlandia, mettendo in mostro un gioco bellissimo, straordinariamente spettacolare e divertente. E dire che la società abruzzese gli aveva chiesto solo la salvezza!

lunedì 21 maggio 2012

ANTONIO FELICI PARTECIPA CON ANDREA ABODI (PRESIDENTE LEGA B) NELLA TRASMISSIONE MAPPERO'

Stanotte alle 00,50 (e in replica domani alle 12,05) andrà in onda la puntata di Mapperò su TV2000 (canale 28 del digitale terrestre), al quale partecipano Andrea Abodi (presidente della Lega B) e Antonio Felici (autore de "Le pagine nere del calcio"). La trasmissione è dedicata ai problemi attuali del calcio italiano, con particolare riferimento all'ultimo scandalo di Scommessopoli.

mercoledì 16 maggio 2012

venerdì 11 maggio 2012

Antonio Felici da Gigi Marzullo

Venerdì 27 novembre 2012 Antonio Felici è intervenuto nel programma l'Appuntamento di Gigi Marzullo, in onda su Rai 1. Nell'occasione ha presentato il libro "Le pagine nere del calcio".

LO SCUDETTO DELLA JUVE PORTA LA FIRMA DI CONTE

Pubblicato su Betpress l'8 maggio 2013 Al tecnico vanno i meriti principali per un successo indiscutibile Con una giornata di anticipo la Juventus ha vinto il suo ventottesimo scudetto. Un successo che ha un sapore particolare per il popolo bianconero che ha vissuto diverse traversie negli ultimi anni, a partire dallo scandalo di Calciopoli che ha causato la revoca di due scudetti e la retrocessione in B. Dopo alcuni tentativi clamorosamente falliti, la dirigenza bianconera quest’anno le ha azzeccate tutte. Ai due deludenti settimi posti delle stagioni precedenti ha fatto seguito questo trionfo assolutamente meritato. Posto che vittorie e sconfitte sono sempre frutto del merito o della colpa di tutte le componenti di un gruppo di lavoro, a nostro avviso il protagonista assoluto di questo successo è Antonio Conte. Il tecnico pugliese è riuscito innanzitutto ad incarnare appieno lo spirito juventino, favorito in questo dalla lunga e vincente militanza da giocatore nella Juventus. Come un autentico martello pneumatico Conte ha incalzato ogni giorno, allenamento dopo allenamento, i propri giocatori convincendoli del fatto che la vittoria si conquista lavorando ed impegnandosi dal primo minuto del ritiro estivo al novantesimo dell’ultima partita. L’insistere di Conte sulla determinazione e la concentrazione è un tratto peculiare del suo modo di allenare. Ma in questo caso anche una necessità determinata dalla consapevolezza che la Juventus non poteva vantare, rispetto al Milan, un identico potenziale tecnico. Se si guarda, per esempio, ai componenti della linea difensiva della squadra si trovano buoni giocatori ma nessun fuoriclasse. In attacco, poi, manca il bomber di livello internazionale, quello da venti gol e passa a stagione. Se con questi limiti di rosa Conte è riuscito a vincere significa che è riuscito a forgiare uno straordinario collettivo in cui il risultato finale è stato superiore alla somma delle qualità dei singoli. Un’orchestra che è riuscita anche a produrre un buon calcio, di livello spettacolare più che accettabile, caratterizzato anche - qui sta la sorpresa - da un notevole possesso palla. Non è un caso se la squadra, pur soffrendo in molte occasioni, è spesso riuscita ad avere la meglio su qualunque tipo di avversario ma soprattutto ad arrivare a novanta minuti dalla fine senza una sola sconfitta. Un record che, ne siamo sicuri, sarà destinato a rimanere scritto a lungo nella storia del nostro calcio.

domenica 6 maggio 2012

venerdì 4 maggio 2012

Terzo posto: una bagarre così non s’era mai vista!

Pubblicato il 30 aprile su www.betpress.it Napoli, Udinese, Inter e Lazio tutte assieme a quota 55 punti Che meravigliosa incredibile bagarre! Alle spalle di Juventus e Milan il campionato sul piano tecnico è senza dubbio mediocre. Tuttavia, la clamorosa ammucchiata in zona Champions farà sì che fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata ci sarà suspance. D’altra parte giudicate voi. A tre giornate dalla fine il terzo posto è occupato addirittura da quattro squadre, tutte con gli stessi punti. Su questo tema la scorsa giornata di campionato ha detto molte cose. Tanto per cominciare ha sancito più o meno ufficialmente la caduta della Lazio. I romani nelle ultime quattro partite disputate hanno raccolto appena un punto, lasciando agli avversari ampi margini di recupero. A questo proposito, va sottolineata la performance dell’Udinese che, ad un certo punto, sembrava aver esaurito la propria spinta propulsiva e doversi accontentare di una più consona collocazione in Europa League. Invece i ragazzi di Guidolin hanno saputo reagire, soprattutto alla grave sconfitta interna patita dall’Inter. Ecco, l’Inter. Proprio i nerazzurri sono protagonisti della più clamorosa ripartenza di questo finale di campionato. Il merito va accreditato a Stramaccioni che, da quando ha preso in mano le rovine consegnategli da Ranieri, ha inanellato quattro vittorie e due pareggi per complessivi quattordici punti. Quanto basta per giocarsela fino alla fine. Del lotto delle pretendenti fa parte anche il Napoli che, contro la Roma, è stato bloccato sul pareggio in una strana gara che prima ha giocato male, pioi nella ripresa ha dominato, senza però riuscire a difendere la rimonta. Sembra che i ragazzi di Mazzarri possano recuperare un po’ di energie, dopo essersi lasciati alle spalle l’inevitabile contraccolpo psicologico determinato dall’eliminazione europea patita dopo aver disputato un’eccellente Champions League. Adesso l’obiettivo categorico di tutte e quattro è quello di vincere sempre. In fondo, si tratta di disputare una sorta di mini torneo. Al momento Inter e Napoli sembrano le squadre più accreditate. Soprattutto in considerazione del loro potenziale tecnico che da solo vale il terzo posto. Più defilata l’Udinese, anche se tutto sommato gode di un buon calendario. Ultima viene la Lazio che, a causa di una lunga catena di infortuni, è stata costretta a stringere i denti ma che adesso comincia a mostrare la corda.

Le spagnole a casa: la finale è Bayern-Chelsea

Pubblicato il 30 aprile su www.betpress.it Svuotate dalle fatiche fisiche e mentali del clasico, Real Madrid e Barcellona vanno incontro alla doppia clamorosa eliminazione Débacle della Spagna. Gran parte degli spettatori neutrali speravano nella finale tutta spagnola tra Barcellona e Real Madrid. Niente da fare: la Champions League se la giocheranno Bayern e Chelsea. Anche se le modalità dell’eliminazione delle squadre di Guardiola e Mourinho sono molto diverse. c’è un filo rosso che lega questi due fallimenti europei: il clasico. Si perché il fatto che la gara che decide la supremazia in Spagna nella Liga sia capitata esattamente a metà tra andata e ritorno delle semifinali ha pesato moltissimo. Al di là della bravura tattica dei rispettivi avversari, infatti, è stata soprattutto la mancanza di energie e di lucidità a risultare fatale. Per molti versi l’eliminazione del Barcellona ha dell’incredibile. Ma tutto sommato, per quanto paradossale possa sembrare, può essere considerata giusta. I catalani, infatti, nelle due partite hanno gettato al vento tonnellate di occasioni da gol e, al tempo stesso, hanno compiuto una serie di gravi errori difensivi. Se nei centottanta minuti il Chelsea ha fatto tre tiri ed altrettanti gol è soprattutto demerito degli uomini di Guardiola. Certo, Di Matteo ha fatto due gare di esclusivo contenimento ma ha dimostrato di aver applicato un insegnamento già impartito da Inter e Milan: questo Barça si può battere solo così. Poco da discutere anche sull’eliminazione del Real Madrid. A dispetto della doppietta di Ronaldo messa a segno nel primo quarto d’ora, il Bayern si è fatto preferire di gran lunga per qualità di gioco, assetto tattico e numero di palle gol costruite. La truppa di Heynckes la finale casalinga di Monaco l’ha meritata davvero. Adesso il 19 maggio il Bayern affronterà la partita dell’anno da favorito assoluto. Occhio al Chelsea, però. Sottovalutarlo sarebbe un errore.

giovedì 26 aprile 2012

Col Chelsea in gioco il modello Barcellona

Pubblicato su www.betpress.com il 24 aprile 2012 Stasera assisteremo ad uno snodo delicato della storia recente del calcio internazionale. Contro il Chelsea il fantastico modello Barcellona rischia di vivere il suo primo serio momento di crisi. Soltanto vincendo e passando il turno Guardiola potrà invertire una pericolosa tendenza. I catalani non arrivano bene a questo confronto. All’andata, nonostante abbiano giocato ed attaccato per tutto l’incontro, producendo occasioni da gol in quantità, hanno perso per 0-1: un risultato pericolosissimo. Su queste basi, il Chelsea dell’abile Di Matteo avrà la possibilità di affrontare la gara con un indubbio vantaggio tattico. Potrà, cioè, replicare la gara d’andata, badando a difendersi (soprattutto togliendo spazi a Lionel Messi) per poi partire in contropiede. Anche sul piano mentale e del morale il Barcellona non sta messo bene. La sconfitta casalinga nel clasico di sabato, che ha praticamente consegnato la Liga al Real Madrid, ha minato la sicurezza dell’ambiente e ha lasciato strascichi. Nell’occasione lo stesso Guardiola ha commesso errori piuttosto evidenti. Stavolta nessuno potrà sbagliare niente. Molto interessante anche il ritorno dell’altra semifinale, in programma mercoledì. Il Bayern ha compiuto un bel colpo battendo a Monaco il Real. Successo meritato, favorito anche dalla non brillante prestazione degli uomini di Mourinho. Ma al “Santiago Bernabeu” siamo certi che la musica cambierà. Forte della Liga già in cassaforte, il Real andrà in campo con una nuova consapevolezza e con animo sereno. In fondo, non dovrebbe essere così difficile passare il turno, anche perché pure il semplice 1-0 sarebbe sufficiente. Al Bayern servirà almeno un gol per sperare nella finale di casa a Monaco.

Scudetto: ora la logica dice che vincerà la Juve

Pubblicato oggi su www.betpress.com il 24 aprile 2012 I bianconeri asfaltano la Roma e allungano su un Milan in difficoltà La Juventus fa un passo forse decisivo verso il titolo. In quella che molti prevedevano potesse essere una giornata di difficoltà per i bianconeri, la squadra di Conte ha beneficiato di preziosi regali altrui. Tanto per cominciare del Milan che ha steccato clamorosamente in casa contro il Bologna. Anzi, non fosse stato per il gol allo scadere di Ibrahimovic staremmo qui a commentare il secondo KO interno dei rossoneri. La squadra di Allegri appare in affanno. Evidentemente il logorio di una stagione difficile e piena di infortuni si sta facendo sentire. Certo è che i rossoneri stanno dando la sensazione di abdicare, avvinghiati come sono nella loro impotenza. Il secondo regalo la Juventus l’ha ricevuto dalla Roma, in particolare da Luis Enrique. I giallorossi, grazie ai risultati delle altre partite, in caso di vittoria avrebbero avvicinato pericolosamente la Lazio al terzo posto. Avrebbero dovuto, perciò, fare una gara tutta grinta e determinazione. Invece si sono consegnati senza combattere al forte avversario. Hanno contribuito le sconcertanti scelte tecniche di Luis Enrique che ha lasciato fuori Totti, ha rispolverato dopo mesi Perrotta ed ha sacrificato in difesa De Rossi. La Juventus, tuttavia, ha dimostrato di poter meritare anche questi generosi regali. E’ impressionante come Conte sia riuscito a mettere in campo durante tutta la stagione, in ogni partita, una formazione motivata e determinata, in grado non solo di far pesare la propria tecnica ma anche di far sentire i morsi sulle caviglie degli avversari. Esaminando il calendario e tenendo conto dello stato di forma delle due contendenti, al momento ci sembra che questo scudetto la Juventus possa soltanto perderlo. Se tutto andrà come l’inerzia sta ad indicare, sarà un titolo ampiamente meritato. Non possiamo non accennare, in queste note, agli eventi dello stadio “Marassi” di Genova. In tanti anni di calcio guardato e raccontato non avevamo mai assistito a nulla del genere. Un gruppo di tifosi genoani scalmanati pretendevano che i giocatori si togliessero la maglia - perché secondo loro indegni di indossarla - e lasciassero lo stadio. Da tempo descriviamo il declino economico, tecnico e ambientale del calcio italiano. Ma questo è troppo.